la felicità degli altri
Libri
NARRATORI ITALIANI

Cloe, l’infanzia nella “casa dei timidi” e una vita passata ad ascoltare ombre

La riconquista di un amore familiare negato

Anastilosi. È una parola affascinante: significa ricostruire rovine archeologiche con pezzi originali. E’ la parola che ti guida nella narrazione di Carmen Pellegrino in “La felicità degli altri” (La nave di Teseo, 18 euro), perché questa è la ricostruzione, per gradi di una vita. Una vita passata ad ascoltare le ombre. «I nostri corpi generano ombre che ci camminano a fianco, come buoni amici, amici di cui fidarsi. A volte ci precedono, scovando il fosso prima che ci finiamo dentro. Perché le maltrattiamo?».

Dice Cloe, la protagonista, all’inizio di questo romanzo: «Sono nata in una casa infestata dai fantasmi. Allampanati, tignosi fantasmi da cui non si poteva fuggire. A quel tempo vivevamo nella parte ovest di un villaggio che aveva case tutte uguali, tutte al pianoterra, prima che si elevassero. Mio fratello e io speravamo che le case degli altri fossero infestate quanto la nostra. A dieci anni fui allontanata dal villaggio per pura crudeltà, ma i fantasmi non rimasero a casa». La “casa dei timidi” è la destinazione successiva. Poi, tra tante città attraversate, ecco Venezia, luogo di spirito dove perdersi, per capire l’amore negato da chi l’ha messa al mondo. In una galleria di personaggi poetici e e sfuggenti, come Emanuel, il fratello amatissimo; il professor T., docente di Estetica dell’ombra; Madame e il Generale.

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