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Cronaca
IL CASO

Clima impazzito in montagna: chiudono gli impianti sciistici

Ieri la pioggia, oggi e domani lo zero termico sarà a quota 3.900 metri

È proprio il caso di dire che in montagna piove sul bagnato. Come se non bastasse la valanga di disdette dei turisti che avevano prenotato per Capodanno e che ora, spaventati dall’ondata pandemica, hanno deciso di restare a casa, da ieri sulle nostre Alpi le temperature sono schizzate verso l’alto. L’anomalo aumento della temperatura, figlio di un clima sempre più impazzito, ha portato con se anche la pioggia, che per buona parte della giornata è caduta su Bardonecchia, Sestriere e le altre località sciistiche. Con che effetto sul manto nevoso è facile intuirlo.

E infatti ieri sono arrivate le prime chiusure degli impianti. Per ora non si scia più a Pian Neiretto di Coazze, a Ceresole Reale, al Frais di Chiomonte e ad Ala di Stura, che si aggiudica la poco ambita palma di località più sfortunata: gli impianti, infatti, avevano aperto appena 24 ore prima. La speranza ovviamente è che la situazione possa migliorare presto e che una nuova nevicata aiuti sia chi ha chiuso, sia chi resiste e tiene gli impianti aperti. Ma le previsioni meteo non promettono nulla di buono, almeno a breve termine: «Nei prossimi giorni – si legge sul bollettino meteo dell’Arpa Piemonte – avremo tempo stabile con sole e clima mite in montagna, ma nebbie in pianura». La pioggia dovrebbe cessare ma le temperature resteranno assolutamente anomale: lo zero termico oggi e domani è infatti previsto a quota 3.900 metri, quasi come in estate.

Cattive notizie che si sommano ad altre cattive notizieA novembre la stagione prometteva benissimo, con alberghi già esauriti da Natale e per le settimane successive. Ma poi nel mondo si è affacciata Omicron e la situazione è cambiata in un attimo: «Purtroppo, e come da copione, stanno fioccando le disdette di prenotazioni sino all’Epifania. Si parla già di una cifra che si aggira – ad oggi – fra il 60 e il 70% di rinunce. Numeri che, probabilmente, sono ancora peggiori dello scorso anno perché nel 2020 gli albergatori e i ristoratori avevano già messo in conto che i numeri erano minori causa la perdurante emergenza sanitaria. Una situazione, quella di quest’anno, difficilmente ammortizzabile sotto il profilo economico». A fare il punto della situazione è il sindaco di Pragelato, Giorgio Merlo. «È di tutta evidenza che, ancora una volta, sarà l’economia montana a pagare le conseguenze più dirette e più immediate di questa crisi – sottolinea Merlo, che è anche assessore alla Comunicazione dell’Unione Comuni Olimpici della Vialattea -. Per le disdette, la mancanza di prenotazioni e la crescente impossibilità di provenienze dall’estero. Ecco perché l’offerta turistica montana, di tutto il comparto alpino, è di nuovo sotto i riflettori. È quanto mai necessario, adesso, già prevedere e impegnarsi per una seria e rigorosa politica dei ristori perché è abbastanza evidente che i colpi della pandemia coinvolgeranno pesantemente il turismo della montagna in tutte le sue articolazioni. Serve un impegno diretto del Governo sin d’ora anche se, ad oggi, non conosciamo ancora le conseguenze di questa ennesima ondata della pandemia. È necessaria un’azione concreta della politica affinché si prevedano adeguati ristori per un settore che ha già patito una crisi non indifferente lo scorso anno».

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