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LA STORIA

I City Angels tra gli “invisibili”. «Sempre più richieste d’aiuto»

Con il lockdown sono aumentati i senzatetto italiani caduti in disgrazia

Tè caldo, cibo e vestiti. E ora che inizia il freddo, anche le coperte. Fanno quattro giri a settimana, dal lunedì al giovedì, i “City Angels”, gli angeli della città. E aiutano un po’ tutti i barboni, tra centro e periferia. Anche loro, adesso, ammettono che sì, la schiera dei bisognosi dopo il primo lockdown è aumentata e a chiedere aiuto ci sono sempre più italiani. «Se prima di marzo la percentuale di stranieri era superiore a quella dei connazionali, ora siamo 50 e 50», rivela Nicoletta Dioguardi, alias “Sharky”, da febbraio a coordinare la sede di Torino in corso Montecucco 129/5. Dal quartier generale di Pozzo Strada si parte dopo cena, in macchina, e si va a portare aiuto ai clochard. In via Roma, di fronte a Louis Vuitton, c’è Jovan, rumeno. Quasi vuoto il suo barattolo dell’obolo. A lui gli “angels” danno tè e biscotti. «Avete dei pantaloni?», domanda il senzatetto. Purtroppo, per questa sera niente vestiti.

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