La prima cerimonia di consegna della cittadinanza speciale ha avuto luogo nel novembre 2016
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CHIERI

«Cittadinanza ai bambini degli stranieri»: e la Lega vuole “presidiare” il municipio

Tutto pronto per la cerimonia, ma per la prima volta in città ci sono polemiche

Da una parte la maggioranza di centrosinistra che consegna la cittadinanza speciale ai bimbi figli di stranieri. Dall’altra la Lega, che manifesterà durante l’evento di sabato mattina: «Siamo contro lo Ius soli», attacca Carmelo Fabrizio Bruno, segretario del partito a Chieri.

In realtà non si tratta di una novità per la cittadina collinare: la prima cerimonia risale a novembre 2016, avviata dall’allora sindaco Claudio Martano. Da allora è diventata una tradizione e il suo successore Alessandro Sicchiero ha deciso di replicare per la quinta volta: alle 10 di sabato consegnerà la cittadinanza “speciale” per Ius soli ai minori residenti a Chieri e nati in Italia da genitori stranieri. Appuntamento nella sala Consiglio del municipio (ingresso da via Palazzo di Città 10, l’accesso è libero e aperto a tutti).

Come nelle altre occasioni, il sindaco ricorderà a tutti che quel riconoscimento è soltanto simbolico: «Però vogliamo promuovere e sostenere una futura legge nazionale che assegni la cittadinanza italiana a tutti i bambini nati nel nostro Paese – anticipa Sicchiero -. Il nostro obiettivo è promuovere l’uguaglianza tra persone di origine straniera e italiana che nascono, vivono, crescono, studiano e lavorano in Italia».

Oggi, infatti, lo Ius soli non è previsto dallo Stato: gli stranieri nati in Italia possono richiedere la cittadinanza solo al raggiungimento della maggiore età. C’è chi vuole che rimanga così, come la Lega, che a Chieri è all’opposizione: «Prendiamo le distanze dall’iniziativa – comunica il segretario Bruno -. Sabato, manifesteremo pacificamente davanti al municipio perché la cittadinanza va guadagnata attraverso una scelta matura e consapevole. A quei bambini non manca nessun diritto ed è giusto che scelgano a 18 anni se vogliono essere italiani o meno. Nel caso, dovranno anche riconoscere i nostri valori, usi e costumi».

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