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Il circolo rinato con la boxe: «Dai partigiani al pugilato»

Il De Angeli di via Foligno, ritrovo di campioni

Quando i partigiani delle Ferriere lo fondarono nel dopoguerra, forse non si immaginavano che quel circolo, negli anni, avrebbe salvato centinaia di ragazzi dalla strada. Sfornando allo stesso tempo atleti di gran livello. E invece è andata proprio così, perché il De Angeli di via Foligno 106 – dove si balla, si gioca a bocce, a carte e si fanno corsi di danza e ginnastica – è stato per molti giovani un trampolino di lancio e a tanti altri ha fornito una seconda chance nella vita. Il segreto è al piano di sotto, quando si scendono le scale e si sente un odore misto tra quello dei guantoni e il sudore degli atleti.

Lì c’è il Boxe Club Ilio Baroni, che prende il nome dal partigiano caduto durante la Resistenza in corso Vigevano. Una volta varcata la soglia, si capisce subito che si sta entrando in un tempio del pugilato torinese. Sul muro c’è una dedica di Muhammad Alì in persona, il campionissimo, datata 1979. E poi ci sono le foto degli atleti che più hanno fatto strada nelle rispettive categorie contribuendo a creare il mito della valanga rosso-verde, in riferimento al colore delle magliette. Da Filippo Grasso, che partecipò ai Giochi di Città del Messico, fino a Loredana Piazza, campionessa europea. Ma di nomi se ne potrebbero fare centinaia. Tutti ragazzi cresciuti e allenati dal maestro benemerito Salvatore Zingariello, alias “Zinga”, ex pugile diventato insegnante di boxe nel ’74 dopo aver appeso i guantoni.

Un coach, un consigliere, un secondo padre. Salvatore è tutte queste tre cose assieme, oltre ad essere anche presidente del De Angeli da una decina d’anni. Per lui, la boxe non ha mai smesso di essere nobile arte. «Il ring – spiega – è una palestra di vita, dove si apprende il rispetto per il prossimo. Certo, si fa fatica, ma chi ha voglia di sudare e lavorare da noi troverà sempre la porta aperta». E chi ha combattuto sul ring di via Foligno, difficilmente è tornato a farlo in strada.

Per questo il Baroni è il fiore all’occhiello del circolo, premiato anche dal Coni con ben tre medaglie al merito sportivo. Un posto che, fosse dipeso dalle sole bocce, probabilmente oggi sarebbe finito al tappeto come un pugile suonato. E invece è ancora in piedi, pronto per nuovi round.

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