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Buonanotte

Cioccolato all’olio di ricino

L’altra notte, alla faccia del divieto, di botti ne han sparati a iosa. Mio figlio mi ha affidato il suo pastore tedesco Byron, che li patisce. Non da tremare, non da impazzire, ma abbastanza per grattare ai vetri e supplicare la proibitissima entrata in casa. E casa è stata, con lui stupito, un po’ spaesato e sempre teso, ma felice. Vi spiego perché.

Ho sempre avuto lupi a casa, e nel 1975 ho fondato con alcuni amici il Garu (Gruppo Addestramento Cani da Utilità). Dopo aver letto il leggibile sul comportamento canino, ho tenuto per 30 anni agli allievi del Club conferenze in cui parlavo anche di botti. Il cane perfetto non dovrebbe temerli, tanto che la prova di “indifferenza allo sparo” è uno dei test fondamentali a inizio gara. Fallendolo, il cane viene squalificato e non può accedere alle altre prove.

Ora, due dei cinque lupi che ebbi erano indifferenti agli spari, ma non ai tuoni. Feci con loro quel che insegnavo al Garu: seguendo la tecnica pavloviana dell’associazione, univo sensazioni piacevoli (arrivo del padrone, pappa, giocattoli, carezze…) ai tuoni. I cani migliorarono molto. Ecco perché l’altra notte Byron ai primi botti si è trovato in casa, coccolato, riempito di leccornie e lodi.

Ho tenuto alta la Tv per coprire un po’ l’artiglieria esterna, e il mix di questi accorgimenti è servito. Il cane era teso, ma niente fughe sotto il letto, tremori, pisciate, guaiti. Alla fine era tranquillo, e la prossima volta assocerà i botti ai privilegi inattesi. D’altra parte non c’è altro sistema. I cani avranno sempre paura di scoppi e tuoni, e questi ci saranno sempre. Bisogna “indorare la pillola”. Anche nonna Nora da gagni ci dava il cioccolatino dopo l’olio di ricino.

collino@cronacaqui.it

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