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Cinquanta volontari per i gatti del rifugio e delle colonie feline

Il gattile della città è stato realizzato nel 2013
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Le volontarie sanno tutti i nomi dei gatti. Non solo: di ognuno conoscono carattere, preferenze e malattie. Così riescono a prendersi cura di tutti, sperando di trovar loro una nuova casa.

Così funziona il Gattile di Chieri, struttura realizzata nel 2013 al fondo di strada del Tario, al confine con Andezeno. Il terreno è di proprietà del Comune, che ha concesso gratuitamente il diritto di superficie per 25 anni. Lì sopra sono piazzati due container dove una cinquantina di volontari si alterna nelle pulizie e nella cura dei mici, dando loro cibo, medicine e coccole. A quest’attività si aggiunge la cura di 33 colonie feline sparse per Chieri.

«Al momento abbiamo oltre 30 mici in gattile, in estate sono il triplo con tutte le cucciolate in giro e gli abbandoni – spiegano la presidente Silvia Ghibaudo e le altre due volontarie, Daniela Sterchele e Martina Ariano – Pochi se ne rendono conto ma c’è un grande lavoro dietro. Ma lo facciamo volentieri perché siamo affezionati a questi gatti come se fossero i nostri: li viziamo, infatti sono tutti ingrassati rispetto a quando sono arrivati».

L’intera attività viene svolta senza contributi dagli enti pubblici, visto che è completamente privata. Il bilancio annuale, alla fine, arriva a circa 50mila euro: merito del 5×1000, delle quote di iscrizione e dei contributi che arrivano dalle persone che adottano. Poi ci sono donazioni e mercatini: «Nell’ultimo anno non abbiamo potuto organizzare praticamente nulla e siamo riusciti a incassare qualcosa solo dai calendari. È una delle conseguenze del Covid-19, che ci ha complicato anche un po’ l’organizzazione: dobbiamo fare dei turni ben separati e non possiamo inserire nuovi volontari. Poi dobbiamo scaglionare gli appuntamenti per le adozioni. Ma non possiamo interromperle: per noi sono fondamentali perché i gatti continuano ad arrivare nonostante la pandemia».

Ma l’emergenza ha dato anche risvolti positivi: «Le adozioni stanno andando alla grande, anche di mici più difficili: nell’ultimo anno la gente ha avuto più tempo da dedicare agli animali, fra smart working e limitazioni agli spostamenti. Sono anche aumentate molto le donazioni e le adozioni a distanza».

Così i volontari riescono a curare i loro gatti “speciali”: c’è la chiacchierona Stone, che ha 16 anni e soffre di epilessia. O Berenice, che non ha più gli occhietti. O Leo, arrivato il 2 giugno 2015 insieme ad altri diciotto mici: sei anni dopo è l’unica ancora in Gattile.

Per ulteriori informazioni si può consultare il sito internet www.gattiledichieri.it.

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