Il ciliegino sulla torta

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Pasquale Fusco, 55 anni, padre di tre figli, è morto d’infarto in una serra delle campagne di Varcaturo, nel comune di Giugliano, vicino a Napoli. Lavorava in nero per 40 euro al giorno. Si sono subito scatenati i sindacati, sempre pronti a strillare a morto caldo, ma assenti o distratti nella lotta al caporalato e al lavoro nero nelle campagne, anche perché dissuasi dagli stessi braccianti, che senza quei lavori sarebbero letteralmente alla fame.

Ora non voglio far polemiche sul fatto che il nesso causa-effetto fra lavoro e infarto è tutto da dimostrare (c’è gente che muore d’infarto facendo jogging, o seduta allo stadio durante le partite o a letto facendo l’amore) né sul fatto che vi sono ambienti di lavoro come le fonderie in cui il calore è ben superiore a quello della serra, con in più fatiche e rischi che in serra non esistono. 40 euro esentasse corrispondono a 60 lordi, cioè la paga di un operaio che asfalta tetti o strade sotto il piccante. Osservazioni fastidiose anche per chi le scrive.

Ma, detto ciò, la borsa agricola della CCIA di Bologna indica il 13 giugno scorso la quotazione di 20 cents al Kg per i pomodori (datterini, ciliegini e tondi lisci). Con quei 20 cents il padrone della serra li deve seminare, trapiantare, annaffiare e concimare per mesi, rischiando tempeste e malattie, poi raccoglierli, venderli e pagarci le tasse. Sono gli stessi pomodori che troviamo nei supermercati a 4 euro al Kg. Un aumento di venti volte.

È la GDO (Grande Distribuzione Organizzata, di cui le Coop rosse hanno il controllo) che fa cartello, imponendo prezzi e condizioni. Chi è allora il responsabile di caporalati e paghe di fame? La fatica non uccide, ma che almeno sia pagata da chi davvero con essa si arricchisce.

collino@cronacaqui.it

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