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Cibi scaduti, una maximulta al bar Norman: «Da noi soltanto irregolarità amministrative»

Il sequestro da parte delle forze dell’ordine di merce avariata in un locale della città è quasi all’ordine del giorno. Fa più clamore però se a finire nei guai non è il “solito” bar di periferia ma uno dei locali storici di Torino, il Norman di via Pietro Micca.

Il caffè che il 3 dicembre 1906 ha visto nascere il Toro – fondato nel corso di una riunione che si tenne ai tavolini del primo piano – è finito al centro di uno dei controlli straordinari del territorio disposti dal questore Francesco Messina. Questa volta gli agenti non erano chiamati a contrastare lo spaccio ma a «verificare una serie di titoli autorizzativi e di esercizi pubblici». Gli agenti del commissariato Centro hanno bussato alla porta dei locali della movida e a quella del Norman, imbattendosi in una serie di irregolarità proprio nello storico locale di via Pietro Micca. Quali in realtà resta un mistero, visto che la versione fornita dalla questura differisce notevolmente da quella che risulta al direttore del locale.

Secondo la polizia, la situazione più grave sarebbe quella dei frigoriferi ubicati all’interno della cucina e delle celle frigo posti nel sotterraneo, dove sarebbero stati trovati e sequestrati circa cento chili di alimenti di vario genere mal conservati e scaduti. Non solo: «Nel sotterraneo – spiegano dalla questura – veniva rinvenuta carne in iniziale stato di decomposizione, oltre ad escrementi di topi». «Ho davanti a me i verbali e non risulta niente del genere – replica Luca Faeta, direttore del Norman -. Prima di tutto non è stato trovato nessun escremento e in secondo luogo non si tratta di 100 chili di merce ma molto meno. Merce che non era avariata: semplicemente era in catena di produzione e non ancora etichettata. Un nostro errore certo, ma questo non vuol dire che nel locale ci sia merce avariata». In ogni caso, la titolare del Norman è stata denunciata per vendita di alimenti in cattivo stato di conservazione e frode nell’esercizio del commercio ma i guai non sono finiti. Infatti le sono state contestate anche diverse violazioni di natura amministrativa, tra cui l’esposizione di prodotti sprovvisti del prezzo di vendita e la mancata applicazione della procedura di tracciabilità, per un totale complessivo di sanzioni amministrative pari, secondo la questura, a 27.998 euro. Ma persino su questo ci sono due verità: «La sanzione che risulta a noi è di 8mila euro – spiega ancora il direttore del bar – davvero non capisco come sia possibile che a verbale ci siano fatti nettamente diversi da quelli comunicati al pubblico dalla questura».

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