LE INDAGINI Gianni Vincenti: «Mi hanno minacciato più volte»

Ci sono tre sospettati, il padrone della tenuta: «Ho fatto i loro nomi»

«Con mio figlio non ci sono liti e incomprensioni». Venerdì ad Alessandria i funerali delle tre vittime

L’intervento dei vigili del fuoco nella cascina di Quargnento.

Trovare e punire i responsabili della strage di Quargnento, che è costata la vita a tre vigili del fuoco, Matteo Gastaldo, Marco Triches e Nino Candido e che ha provocato il ferimento di un altro pompiere, Giuliano Dodero, del vigile Luca Trombetta e del carabiniere Roberto Borlengo, è ciò che chiede l’opinione pubblica. È anche ciò che vuole Gianni Vincenti, il proprietario dell’immobile che è stato distrutto dall’esplosione e che collabora a stretto contatto con i carabinieri.

«Ho fatto – ha dichiarato ieri, confermando quanto riportato dal nostro quotidiano nell’edizione di mercoledì- due, tre nomi». Vincenti ha aggiunto: «Sono stato chiamato al telefono quasi subito e sono arrivato nella mia proprietà pochi minuti dopo l’esplosione. Sto piangendo da due giorni. Quello è stato un luogo dove io e la mia famiglia abbiamo vissuto felici per anni si è trasformato in un luogo di morte».

L’imprenditore chiarisce: «Smentisco chi ha scritto che tra me e mio figlio ci siano dei dissapori e che tutto potrebbe aver avuto origine da ciò. Noi andiamo d’amore e d’accordo. È vero che in passato c’era stato un momento di frizione, quando lui decise di lasciare il maneggio per trasferirsi a Torino, seguendo così i desideri della sua fidanzata. Ma dopo qualche mese, tra noi è tornato tutto come prima. Ci sono degli alti e bassi come in tutte le famiglie».

Dove cercare allora le responsabilità di quanto accaduto, si chiede Vincenti: «In passato – dice – ho ricevuto minacce. Quando ci siamo trasferiti in quel luogo, forse perché siamo una famiglia riservata, non siamo mai stati completamente accettati dai vicini. Comunque sia, ai carabinieri io qualche nome l’ho fatto». Sul fronte delle indagini, intanto, resta aperto il fascicolo penale contro ignoti per omicidio plurimo e, come hanno spiegato gli inquirenti ieri, «le piste restano le stesse».

Poche parole per spiegare che si stanno cercando i riscontri alle parole del proprietario della tenuta che, per sua stessa ammissione «sono stato svegliato poco dopo l’una da una telefonata. Dopo il primo scoppio, ma prima del secondo e sono arrivato lì pochi minuti dopo che si era consumata la tragedia». Un aspetto questo che potrebbe far sospettare che le bombe avevano un obiettivo: lo stesso Gianni Vincenti. Gli investigatori, però, prima di trarre conclusioni, devono individuare chi quella telefonata l’ha fatta. Fatto sta, che se così fosse, i pompieri sarebbero deceduti per un errore dell’attentatore che come obiettivo aveva l’imprenditore alessandrino. «Ma siamo solo alle ipotesi e ogni testimonianza deve essere verificata a fondo», aggiungono i carabinieri.

Intanto, ieri, sono state eseguite le autopsie sui corpi dei tre vigili del fuoco e il generale comandate dell’arma dei carabinieri, Giovanni Nistri, ha visitato i feriti che, nonostante i traumi e le ustioni, stanno migliorando. La procura ha dato il nulla osta per i funerali che dovrebbero celebrarsi domani in forma solenne ad Alessandria alla presenza delle più alte cariche dello Stato.

E ieri sera presso la caserma dei vigili del fuoco di Torino si sono incontrate le realtà che operano insieme durante le emergenze per ricordare i Vigili del Fuoco rimasti vittime nella tragedia di Quargnento. Oltre 50 soccorritori volontari e 15 mezzi della Croce Verde Torino, provenienti anche dalle sezioni di Alpignano, Borgaro-Caselle, Ciriè, Venaria, Torino e San Mauro, hanno preso parte all’iniziativa.

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