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«Ci separiamo», a 70 anni. E se i figli non capiscono il problema è soltanto loro

La vacanza, l’annuncio shock, una narrazione a più voci

Più che a “Scene da un matrimonio” di Bergman, la norvegese Helga Flatland fa pensare a un film di Akira Kurosawa dove lo stesso fatto è raccontato da voci differenti, e persino il fatto stesso cambia parecchio nelle narrazioni, tanto da non lasciar più intendere quale sia la verità. Uno schema perfetto per un romanzo in interno – altra metafora cinematografica, perché in realtà qui c’è molto del sole di Roma, delle nuvole di Oslo, della neve dei ricordi – che sarebbe riduttivo definire «psicologico»: “Una famiglia moderna” (Fazi, 18 euro, traduzione di Alessandro Storti) è sì introiettato all’esplorazione dei sentimenti, delle reazioni, del vissuto dei protagonisti, ma è pervaso da momenti di leggerezza e di ironia, di felicità persino, da slegarlo dall’idea di un cupo dramma che si abbatte sulla famiglia del titolo.

Certo, la confezione del colpo di scena ha le caratteristiche del dramma: durante la cena per il settantesimo compleanno del papà Sverre, appena prima che si serva il dolce, arriva l’annuncio che i figli di solito temono, ossia «ci separiamo». Gelo, shock, incredulità, risentimento, la gamma è completa. La famiglia si trova a Roma, in viaggio per il compleanno speciale: c’è Sverre, con la moglie Torill, ci sono le figlie Liv con il marito Olaf e i due figli, Ellen con il fidanzato, e il fratello più giovane Hakon. L’annuncio, peraltro, non è neppure programmato: sono le due figlie, nella realtà, a provocare la valanga.

Ecco, proprio questo momento, il culmine del pathos, è quello reso maggiormente nella narrazione a due voci: Liv ed Ellen lo raccontano in maniera diversa, scene incomplete perché ognuna nella propria visuale non incorpora se stessa, pur riferendo a sé e solo a sé le conseguenze e gli antefatti. Liv è sbalestrata: la figlia maggiore e posata è quella che ha difficoltà ad adeguarsi ai cambiamenti e in sé rimane per l’appunto sempre figlia – ha sempre avuto difficoltà a fare sesso con il marito, se i genitori erano in vacanza con loro, anche fossero dall’altra parte della casa o dell’hotel – e ha una inclinazione verso un senso di colpa. Ellen, ben diversa per quanto di sue soli anni più giovane, è risentita: avrebbe voluto essere lei la protagonista di un grande annuncio, quello di una gravidanza, peccato che il suo corpo non la assecondi e lei si trovi in un errato senso di inadeguatezza per non essere madre.

Sembra curioso, a leggere, questo shock nel vedere un padre anziano – ma a settant’anni davvero si è anziani? – cercarsi un appartamento nuovo e dire semplicemente che lui e la moglie vogliono rifarsi una vita, shock curioso perché siamo abituati a pensare all’idea scandinava di famiglia molto più libera, aperta – ma quelli, forse, sono gli svedesi, come potrebbe dirci Bergman. Il fatto è che alla fine cos’è una famiglia “normale”? La realtà, ha detto Helga Flatland a “Io Donna”, è che «siamo davanti a una nuova generazione della terza età. I settantenni di oggi sono altre persone rispetto ai coetanei di vent’anni fa. Hanno un’aspettativa di vita più alta, pensano a programmare il futuro piuttosto che a guardarsi indietro». Se non lo capite, il problema non è certo loro.

UNA FAMIGLIA MODERNA
Autore: Helga Flatland
Editore: Fazi Editore
Genere: Romanzo
Prezzo: 18 euro

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