La protesta degli alluvionati di Moncalieri
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Volantinaggio di fronte al teatro Matteotti

«CI HANNO LASCIATI SOLI». Appello degli alluvionati a due mesi dal disastro

Molte famiglie sono ancora fuori dalle loro abitazioni. Comune e Regione al lavoro per lo stato di calamità

Moncalieri. Una ventina di alluvionati venerdì sera si è ritrovata davanti al teatro Matteotti per manifestare contro quello che definiscono «silenzio ed immobilismo delle istituzioni nell’aiutare le famiglie che ancora oggi sono in grave crisi per il disastro di due mesi fa». Hanno distribuito volantini ai passanti e a chi stava entrando a teatro, per mettere a conoscenza come molti cittadini abbiano tutt’oggi le case disastrate e inagibili.

A QUANDO IL RISARCIMENTO DEI DANNI? Il problema è la lentezza degli aiuti economici collegato al fatto che lo stato di calamità naturale non sia ancora stato approvato. E i fondi che sono arrivati per ora dalla Regione, poco più di un milione di euro, per la maggior parte sono serviti a pagare il ripristino di fogne o i servizi straordinari che in quei giorni il Comune ha dovuto fare. Come la raccolta rifiuti continuativa, che è costata qualcosa come circa 850mila euro. Nel 2017 è previsto che arrivi un altro milione e 700mila euro, ma sono fondi vincolati sempre a lavori pubblici. Il denaro per il risarcimento dei danni nelle case alluvionate non si sa quando arriverà. Serve lo stato di calamità: «Siamo in contatto con la Regione – spiegano dal Comune -, per accelerare i tempi quanto più possibile». Palazzo civico che ha messo a disposizione un gruzzoletto almeno per pagare l’alloggio alle famiglie che ad oggi sono ancora sfollate ed ospitate in strutture, come in un agriturismo di Vinovo.

I FONDI PER LE CASE. Gli alluvionati però chiedono più attenzione e che la Regione acceleri lo sblocco dei fondi per le loro case. Le storie sono tante, come quella di Carmela, 65 anni: «Abitavo in borgata Santa Maria. La mia casa è stata distrutta dall’acqua del Chisola, i ricordi di una vita affondati, i mobili devastati. Da due mesi non ci posso entrare, per questo ho dovuto affittare una casa ammobiliata. Sessanta giorni fuori di casa sono difficili e per me, pensionata, lo sono ancora di più». Poi c’è Marisa, 57 anni: «Io ero in borgata Rossi. La mia casa è stata distrutta dall’acqua di uno dei tanti rii che scorrono in città. Sono stata lasciata sola a salvare la mia mamma e quelle poche cose che ho potuto. Ora dobbiamo ricominciare da capo, con difficoltà e con l’incognita dei rimborsi. Finirà che pagheremo da soli tutto». E poi Rosanna, 74 anni: «Da due mesi non posso entrare in casa mia e sono ospitata da amici».

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