MUSEO ETTORE FICO
Spettacolo
MUSEO ETTORE FICO

«Ci hanno lasciati soli un anno. Riapriamo con le nostre forze»

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È da più di un anno che le quattro rassegne fanno bella mostra di sé nelle sale del Museo Ettore Fico, «ma nessuno le ha ancora viste» dice il direttore Andrea Busto. La mostra di John Torreano, la prima in un museo d’Italia dedicata all’artista italo- americano, è stata chiusa nel giorno in cui si sarebbe dovuta inaugurare, le “Costellazioni umane” di Massimo Vitali che hanno avuto breve vita, una settimana soltanto. Stessa cosa per “Reinas”, che raccoglie le opere di quattro artiste sarde, Maria Lai, Zaza Calzia, Rosanna Rossi e Lalla Lussu, e per “The Golden Harp” con i dipinti del giovane pittore serbo Neboisa Despotovic. Il lockdown le ha oscurate tutte. Ora finalmente si potranno vedere. A partire da oggi e fino al 20 giugno (il venerdì dalle 14 alle 19 e la domenica dalle 11 alle 19).

Dopo la lunghissima chiusura, riapre il museo di via Cigna 114. «Torniamo ad accogliere il pubblico con delle novità assolute» è ancora Busto. E fin qui è la bella notizia. Ma nelle parole del direttore c’è anche molta amarezza. «Ci hanno lasciati soli. Il ministro della cultura (Dario Franceschini, ndr.) è un ministro che si occupa solo di Pompei e di fare presenze in tv quando c’è Benigni che recita la Divina Commedia, per il resto è un ministro latitante, inesistente».

Ma i ristori li avete ricevuti?

«Dallo Stato abbiamo ricevuto in due tranches circa 9 mila euro. Noi siamo stati chiusi anche quando il lockdown consentiva l’apertura nei giorni feriali, perché, essendo un museo di barriera e non avendo, ahimè, l’afflusso di un Museo Egizio, ci siamo limitati ai fine settimana. Il ministero aveva messo a disposizione di questi musei delle risorse, noi abbiamo fatto tutta la trafila per averli, ma non abbiamo neppure ricevuto una risposta. Siamo l’ ultimo paese europeo a ricevere i ristori. È una cosa vergognosa, poi pretendono che si facciano mostre, che si faccia didattica».

Quanto è difficile riaprire dopo un anno? Come far fronte alla mancanza di introiti?

«Facciamo fronte di tasca nostra, con fondi privati. Aspettiamo ancora i finanziamenti della Regione , abbiamo tutto il 2020 scoperto. Noi, comunque, guardiamo avanti».

Che cosa avete in programma dopo queste rassegne?

«A settembre faremo un’antologica dedicata a un artista italiano, Stefano Di Stasio, un artista che ha collaborato con molte gallerie internazionali. Proporremo le sue opere dalla fine degli anni Settanta ad oggi».

E per il periodo di Artissima?

«Ci sarà la prima antologica in Italia dedicata a Jack Pierson, un artista statunitense che ha collaborato con grandi fotografi. Le sue opere sono conservate in numerose collezioni museali. Sarà una vera chicca».

Che cosa vuol dire al suo pubblico?

«Abbiamo bisogno del pubblico. È molto triste vedere un museo chiuso, è come una tavola imbandita e nessun commensale».

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