Palloncini rosa per l'addio alla 13enne morta in un incidente

In chiesa l’invito ai genitori di Bea: «Non dovete avere sensi di colpa»

Una folla commossa ha salutato per l'ultima volta la giovane vittima

«Bisogna avere il coraggio di portare con sé un dolore che conosca speranza, non possiamo morire lentamente, non possiamo vivere con i sensi di colpa e con i rimorsi. Se così fosse questo sarebbe una coltellata al cuore di Bea». Così don Carlo e don Paolo si sono rivolti ai genitori di Beatrice Montrucchio, durante i funerali della 13enne morta l’altra settimana in seguito a un incidente stradale. Alla guida quella maledetta sera c’era papà Roberto ma la confessione è arrivata solo dopo che la Procura aveva indagato la moglie per omicidio stradale. In un primo momento infatti la coppia aveva cercato di celare l’identità di chi era davvero al volante.

Ieri tutta Gassino si è stretta attorno a parenti e amici di Bea. Nella chiesa ad accompagnare Beatrice, oltre ai genitori da poco usciti dall’ospedale in cui erano entrambi ricoverati in seguito all’incidente, c’erano più di 500 persone. Fra loro anche i compagni della terza media, venuti a darle un ultimo saluto, forse il più tenero: «L’ultima cosa che mi ha chiesto – commenta un suo compagno di classe – è se saremmo rimasti migliori amici per sempre. Ti rispondo di nuovo di sì, mi mancherai». Lei, che ricordano in un’esplosione di bellezza, con le guance rosse e i suoi occhi blu che più blu non si può, sempre felice: «Qui tutti piangono – continua una sua amichetta – ma tu ridevi sempre».

Presenti anche gli amici del maneggio, perché la sua più grande passione era quella per i cavalli, e come ha ribadito don Carlo: «Dobbiamo essere felici e grati anche per i suoi soli tredici anni di vita che Dio le ha dato. Può avere il sapore della magra consolazione ma non dobbiamo smettere di credere».

All’uscita della chiesa tanti palloncini rosa con scritto Bea ad aspettare la piccola bara bianca colma di fiori e una canzone, la sua preferita: «E in fondo tutto quello che volevo lo volevo con te – dice il testo di Coez, in “La musica non c’è” – e sembra stupido ma ci credevo e ci credevi anche te».

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