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Cronaca
IL FATTO

CHIERI. Consiglieri contro il Green pass: la protesta dentro il municipio

Amministratori da tutto il Piemonte, ma per entrare in Comune serviva il documento

«Il green pass è una porcata istituzionale». Lo dicono consiglieri comunali arrivati a Chieri da mezzo Piemonte, dal Lazio e dall’Emilia: tutti insieme hanno indetto una conferenza stampa per spiegare perché siano contro il green pass. Ma bisognava averlo per partecipare all’incontro, tanto che due di loro sono rimasti fuori perché non avevano fatto il tampone: «Le contraddizioni sono ben altre – rivendicano la scelta gli organizzatori, “capitanati” dal chierese Luigi Furgiuele e dal cuneese Beppe Lauria – Abbiamo discusso e abbiamo deciso di trovarci in una sede istituzionale e rispettare la legge, anche se pensiamo che sia sbagliata e non serva a nulla». L’obiettivo dell’iniziativa è proprio mettere in discussione la certificazione verde che serve per andare sul posto di lavoro e nei luoghi pubblici. Poi, durante la discussione, emergono anche i forti dubbi contro i vaccini: «Ma non siamo contro chi li vuole fare: siamo “free vax” e vogliamo semplicemente la libertà di scelta». Il vero oggetto del contendere è proprio il green pass, che sta costringendo questi consiglieri e assessori a due o tre tamponi a settimana per lavorare e svolgere la loro attività istituzionale: «Serve un lasciapassare per esercitare dei diritti che dovrebbero essere inalienabili. Ma non possiamo neanche farlo notare perché veniamo subito additati, come successo a Galileo nel ‘600. Peccato che la scienza non sia un dogma ma si confuta: i dati dicono che il green pass non ha funzionato per contenere la pandemia, anche perché i vaccini non proteggono dal contagio». Per questo, secondo loro, andrebbe abolito subito. Andrebbe sostituito in qualche modo? «Proponiamo di fare come in Germania e di offrire tamponi gratuiti a tutti. Invece si preferisce discriminare chi non si vuole vaccinare».

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