Chiagni e non fotti

Un inceneritore (Depositphotos)

Dopo l’ottima notizia che come ministro del Sud è stato nominato Provenzano e che Di Maio andrà a fare proselitismo all’estero, io non starei ad allarmarmi perché i grillini vogliono eliminare tutti i termovalorizzatori. Le intenzioni del M5S le conoscevamo: “apriremo il Parlamento come una scatoletta di tonno”.

L’hanno fatto, usando un falso ecologismo di facciata (No Tav, No Tap, No Ilva, No Grandi cantieri, No inceneritori, decrescita felice) come apriscatole, e poi, siccome non funzionava, sono ricorsi al grimaldello del reddito di cittadinanza. Una volta entrati nella scatola di tonno, però, ci si son trovati così bene che pur di restarci hanno cominciato a rinnegare tutte le loro bandiere, persino quella dei due mandati, che sono diventati tre con l’espediente furbastro del mandato zero. Si sono rimangiati tutto, specialmente l’ostilità al Pd.

Pur di rimanere nella scatoletta darebbero la medaglia d’oro al valor civile al Comune di Bibbiano e il Cavalierato del Lavoro alla Cooperativa Hansel e Gretel. Sanno bene che per godersi il tonno hanno al massimo quattro anni, e che alle prime politiche saranno spazzati via dalla scatoletta. Il loro No inceneritori è solo un contentino alla parte gretina della base, ma sono pronti a rimangiarselo. Purtroppo noi italiani, che abbiamo inventato il detto “chiagni e fotti” non siamo capaci a metterlo in pratica nell’ecologia. Germania, Polonia, Inghilterra incensano Greta, e intanto continuano a usare il carbone. La Francia no, ma solo perché è piena di centrali nucleari, che invece noi abbiamo chiuso.

Abbiamo anche proibito le trivellazioni nell’Adriatico, così il petrolio che c’è là sotto ce lo fregano Croazia, Montenegro e Grecia. Siamo bravi a piangere, noi, ma al momento di fottere diventiamo come le angurie. Verdi fuori e rossi dentro.

collino@cronacaqui.it

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