draghi senato gn
Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

Chi voleva tutto questo?

Hanno iniziato a celebrare il funerale del governo a corpo ancora caldo, anzi bene in vita, dal momento che per la seconda volta Draghi non è stato sfiduciato: i senatori pentastellati, pur non votando, con la loro sola presenza hanno infatti consentito che ci fosse il numero legale, altrimenti cancellato dall’uscita del centrodestra di governo, decisamente in rotta con il premier. Ma mentre c’era ancora la seconda chiama in corso, vari leader si sono affrettati a parlare di giorno nero, di tradimento degli italiani, di ricorso alle urne come necessario e di una campagna elettorale da cominciare subito – ma è mai finita, in Italia? – «per parlare agli italiani», come ha riassunto Enrico Letta. Gongola e comincia a far di conto Giorgia Meloni, che ricompatta il centrodestra, trascinando anche Berlusconi e Forza Italia. Il concetto era: sì a un Draghi Bis, ma senza grillini e con un esecutivo rinnovato. Una violazione dei patti, secondo Draghi, per il quale il mandato emergenziale non prevederebbe altre maggioranze o composizioni dell’esecutivo. E ha posto la fiducia, dopo un discorso incentrato su «siamo qui perché lo chiedono gli italiani», sulla mozione di Casini, semplicissima: «Udite le comunicazioni del presidente del Consiglio, il Senato le approva». Ed è qui che è stata ottenuta la fiducia. Ma, nomen omen, proprio da qui sono partiti i casini, quelli con la minuscola stavolta… Questa mattina Draghi sarà alla Camera, per le comunicazioni. Dopo, ci si aspetta che vada al Quirinale, passando la palla a Mattarella, che ora deve prendere atto di una richiesta di voto che è diventata trasversale, arrivata mentre la conta era ancora in corso. Come fosse questo l’obietti – vo di tutti, in fondo.

andrea.monticone@cronacaqui.it

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

Precedente
Successivo
Precedente
Successivo