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Chi la fa l’aspetti

A furia di fare lo stronzo la paghi, anche da morto. Anzi, pardon: non la paghi. Nessuno dei parenti e dei conoscenti si è fatto avanti per pagare il funerale a Mario Bressan, morto novantenne il 13 dicembre a Grantorto, in provincia di Padova. Dovrà provvedere il Comune, che già aveva cercato di rimediare al caratteraccio del tizio in questione facendolo seguire dagli assistenti sociali e sistemandolo in una casa popolare. Tutto vano.

“Aveva abbandonato i figli piccoli andandosene di casa pochi anni dopo il matrimonio – dice il sindaco del paese Sergio Acqua ai microfoni di Mediaset – e non li aveva mai più contattati né seguiti, neanche da lontano”. Ma non basta. Era proprio un rompiballe da prendere con le pinze. Quelli che lo conoscevano dicono concordi che era uno sbruffone, che ce l’aveva con l’umanità intera, che sapeva tutto lui, che litigava con chiunque per un nonnulla, che lasciava debiti nei negozi, non pagava le spese condominiali, mollava l’immondizia indifferenziata davanti al portone.

Ovviamente non aveva amici e viveva da solo, sempre più incarognito col mondo. Quel mondo che adesso però gli pagherà il funerale e l’inumazione, perché non ha lasciato un centesimo. E siccome i soldi pubblici sono i nostri, paghiamo noi. Non mi fa assolutamente pena che sia morto solo e che nessuno sia andato al suo funerale. Spiace solo che esseri inutili così vivano 90 anni mentre muoiono a 48 gli Ezio Bosso. Però, se fossi il sindaco di Grantorto, farei scrivere sulla sua tomba “qui giace Mario Bressan, che credeva di essere più furbo della morte”. E sotto la fotografia (scegliendone una con espressione torva) la frase “cazzo guardi?”

collino@cronacaqui.it

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