Luigi Di Maio (Depositphotos)
Buonanotte
EDITORIALE DEL GIORNO

Chi inciampa impara

Le scuse di Di Maio all’ex sindaco di Lodi Uggetti, finito a San Vittore per turbativa d’asta, processato per cinque anni e poi assolto con formula piena, meritano lode. Per uno incarcerato da innocente, pugnalato alle spalle da tutti, colleghi, compagni e avversari, le scuse sarebbero state un dovere, ma solo Di Maio glie le ha fatte. Non come il forcaiolo Travaglio, che ha insistito nel dire “un sindaco arrestato deve comunque dimettersi” invece di invitare a dimettersi i suoi amici magistrati che hanno fatto arrestare uno poi risultato, dopo anni di spese legali, insulti e gogna mediatica, non colpevole. Lodato Giggino, ripenso a quel manager che in Tv, commentando la fuga di noti personaggi politici dalla candidatura a sindaco nelle grandi città, ha detto “li capisco, un sindaco corre rischi enormi, civili e penali, per circa 4000 euro al mese. Dovrebbero almeno dargli il triplo”. Bumm! In Italia i sindaci sono pagati secondo gli abitanti che amministrano. Ma anche lì ci sono misteri e differenze difficili da capire. La Raggi percepisce 117.144 euro lordi all’anno, la Appendino 118.599 (entrambe più del Presidente del Consiglio!), Sala a Milano ne prende 62.460, De Magistris a Napoli 53.300. Poi oltre allo stipendio ci sono le spese (su cui inciampò Renzi), gettoni, privilegi, viaggi gratuiti, auto blu con autista, scorta, segretari personali eccetera. E, in più, il prestigio. Fare il sindaco in grandi città è quasi sempre un trampolino per Roma. Certo, le rogne rendono quest’esperienza una durissima scuola di amministrazione, ma dovrebbero pagarla questa scuola, i politici, invece di farsi pagare. Tanto non sono i soldi a garantirci dalla loro corruzione e imbecillità, quando esistono.

collino@cronacaqui.it

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