Andrea Agnelli, Juventus con Paratici e Nedved (Depositphotos)
Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

Chi è senza plusvalenza…

È il destino di chi abbia dalla sua una grande storia di successi e il blasone. Per tanti che ti amano, tantissimi non ti possono vedere. E i bianconeri – a partire dai tifosi – lo sanno bene: ogni incidente di percorso (la Vecchia Signora di cicatrici ne ha parecchie) è accompagnato dallo sfottò generale. Ma in questi giorni è diverso. Questa volta, la goduria del resto del mondo che si manifesta in battutacce in un ufficio e al bar, sembra un pochino più contenuta rispetto ad altre. Perché? Per il motivo che ha trascinato la Juventus sotto inchiesta con i suoi massimi vertici, ossia le plusvalenze. Che tutti, anche i nemici storici, evidentemente conoscono bene. Strumento legittimo se vengono usate correttamente, le plusvalenze diventano illecite se sono frutto di “magheggi” e vengono inserite in un bilancio soltanto per “ripulirlo” e farlo quadrare. Materia da finanzieri, ovviamente. Che ora stanno spulciando uno a uno migliaia di documenti sequestrati alla Continassa e negli uffici dei suoi dirigenti, incrociando ciò che emerge dalle carte con quel che avrebbero rivelato le intercettazioni. I pm – come hanno scritto nel decreto di perquisizione – ipotizzano un “sistema Paratici” (dal nome dell’ex ds), che sarebbe stato applicato per tre anni (dal 2019 al 2021) e realizzato attraverso una serie di compravendite. I magistrati le chiamano “operazioni a specchio”. Ossia, per dirla come loro, “poste in essere anche nei confronti di controparti ricorrenti mediante uno scambio contestuale di calciatori ove, a fronte di una o più cessioni, sono state disposte una o più acquisizioni, ottenendo così operazioni “a somma zero” tra le parti, con conseguente assenza di movimento finanziario e presenza di un duplice effetto positivo sui bilanci della cedente e della cessionaria”. Una frase scritta in “giuridichese”. Ma un messaggio chiaro, che spiega altrettanto bene come la vicenda – e l’inchiesta – non sia chiusa qui. Rischiando di travolgere anche altre società, cominciando da quelle che hanno comprato o venduto quei calciatori (molti dei quali giovanissimi) al centro delle operazioni sospette. Un esempio? Lo fanno i pm: il Genoa vende Rovella a 18 milioni, la Juve in cambio dà Portanova (valutato 10) e Petrelli, pagato 8. Ma i casi su cui si indaga sarebbero almeno 40, e forse di più. Con la Juve da una parte, e un’altra società dall’altra. Lo specchio che probabilmente è il motivo dell’assenza di sfottò. Come dire: chi è senza plusvalenza, scagli la prima pietra.
stefano.tamagnone@cronacaqui.it

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