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Buonanotte

Chi copia chi

Alè. Cominciano i saldi. A Natale ormai i ‘grandi’, in dubbio su cosa regalare ai ‘piccoli’ che hanno quasi tutto optano sempre più spesso per la comoda bustarella con dentro il contante. E così, dopo le feste, i beneficiati si precipitano a spenderlo, girando per saldi anche da soli ed esplorando i “loro” bazar con occhio scafato, o comprando in rete. Saranno anche plagiati da tv, mode e social, ma tutti siamo stati plagiati, da giovani. Per plagiarci, noi, c’era la fila: la scuola autoritaria e nozionista, la Chiesa che ci attirava con l’oratorio come fa la tv coi cartoons, gli amici più grandi, la stessa famiglia, dove se aprivamo bocca ci arrivava un «zitto tu, gagno, che sei l’ultima ruota del carro», con tanti saluti all’autostima. Altri tempi, altri equilibri sociali… Noi pensavamo più a giocare (almeno fino all’adolescenza) che ad apparire puliti, eleganti, grassi o magri. Ma i bambini si specchiano sempre negli adulti, e allora i nostri adulti di riferimento avevano educazione e mentalità ottocentesche. Pochi capricci. Esser grassi significava salute e agiatezza. I vestiti eran solo un riparo (d’inverno per il freddo e d’estate per le pudenda) e si passavano, come le scarpe, ai fratelli minori. Certo, nel vestirsi le nostre mamme cercavano di usare la fantasia e il gusto che mettevano anche nel cucinare, nel cantare e nel conversare (è bello citare quest’uso, oggi reso obsoleto da chat, twit e sms, ma una volta così importante nei rapporti umani), ma non facevano la gara nevrotica di oggi. I nostri figli invece la fanno, perché copiano da noi, che a nostra volta li imitiamo facendo gli eterni adolescenti. Non si capisce più chi copia chi. Ma cambia poco.

collino@cronacaqui.it

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