dolce è la vendetta spa
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SPASSOSO

Che dolce è la vendetta, dalla Savana a Stoccolma. E alla fine umilia il nazista

Dall’autore de “Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve”
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Le cose più belle arrivano da lontano, oppure ti cadono sui piedi, letteralmente. Chiedete a Ole Mbatian il Giovane, guaritore e guerriero masai, che in piena Savana si vede cadere da un’acacia il figlio maschio sempre desiderato (già diciottenne, peraltro), Kevin. Certo non parla swahili, però sa l’inglese, oltre a quella sua lingua stranissima, che poi che ne sa Ole dove diavolo sta la Svezia? Anche se ci finirà. Ma appunto, bisogna partire da lontano…

Quindi se vi sembra strano che Kevin, svedese di origini africane, sia piombato all’improvviso in Kenya, come vi pare che per raccontare dell’ambizioso e presunto esperto d’arte Victor Svensson, padre biologico di Kevin che l’ha abbandonato nella savana perché se lo mangino i leoni, si parta dai dipinti di un misero artista fallito austriaco di nome Adolf?

E come sarebbe arrivato a creare una società specializzata nel preparare la vendetta giusta per ognuno, come un servizio su misura, un creativo pubblicitario in cerca di nuovi stimoli se non avesse avuto il peggior vicino di casa di tutta la Svezia (che poi è morto da solo, evitando conseguenze penali e altri fastidi al nostro eroe)?

“Dolce è la vendetta Spa” (La nave di Teseo, 22 euro, traduzione di Stefania Forlani) è il nuovo spassoso e imprevedibile romanzo di Jonas Jonasson, l’ex giornalista autore del bestseller mondiale “Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve”. Una storia che spazia tra i continenti, tra Europa e Africa, tra passato e presente.

Come il povero Kevin, affidato dalla madre morente a quell’uomo che non lo vuole come figlio (oltre a tutto, non è solo sul fronte artistico che si sente vicino al pensiero del fallito e defunto Adolf…), cresciuto ed educato come un masai, se ne va prima della cerimonia di consacrazione per timore della circoncisione, portandosi dietro solo due dipinti di suo padre. In Svezia incontrerà Jenny, la moglie ripudiata di Svensson, che l’aveva sposata solo per mettere le mani sulla prosperosa e prestigiosa galleria d’arte del padre, nel frattempo trapassato. Bisogna proprio fargliela pagare a un soggetto così. Ed ecco che arriva in soccorso con la Dolce è la vendetta Spa, con la sua creatività, la sua capacità di realizzare richieste improbabili (però se uno vuole cambiare la linea monarchica inglese deve andare altrove, i contratti sono molto precisi!) e l’idea di quei dipinti di Ole (in procinto di arrivare in Svezia, peraltro) così simile ai capolavori di una pittrice a sua volta vittima delle storture anche artistiche del nazismo, Irma Stern.

Tutto troppo complicato? Assolutamente no, il filo della storia (di una narrazione che, lo ripetiamo, si dipana da molto lontano, con effetti esilaranti ma anche profondamente teneri e umani) si segue con avidità, si attende il momento in cui il colpevole pagherà il fio delle sue colpe, perché diciamolo pure: chi non vorrebbe usufruire dei servizi di una società come questa? Soprattutto in un mondo così esasperato e intollerante, soffocato dai furbastri, dagli arrivisti, dai criminali a tutto tondo, asfissiato dall’aggressività, destabilizzato dagli avvenimenti? Vendetta tremenda vendetta! O dolce vendetta, da consumare fredda, con più soddisfazione. Anche se è bene ricordare che, persino nella vendetta, c’è chi fa le pentole ma non i coperchi e nulla è proprio perfetto, a questo mondo. E così nel momento in cui tutto sembra quadrare, ecco il rovesciamento inatteso, catastrofico. Ma i nostri eroi sapranno andare fino in fondo. Non dico di più: solo buon divertimento.

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