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Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

Che anno sarà quello in arrivo?

Andiamo a chiudere questo anno vedendo incombere all’orizzonte lo stesso spettro malevolo del passato, quello del virus che pare inarrestabile e di una normalità, così faticosamente recuperata, di nuovo in pericolo. Sì, perché nello stesso giorno il nuovo governo riesce ad approvare il decreto che, tra le altre cose, cancella le multe ai no vax – anzi, a coloro che non hanno adempiuto all’obbligo vaccinale, decaduto – e, tramite il ministro, a diramare una circolare che avvisa di prepararsi a una eventuale recrudescenza dei contagi. E prepararsi come? Con mascherine, assembramenti ridotti, persino smart working – che prima l’esecutivo aveva fatto di tutto per affossare. Se queste sono le premesse, diventa difficile festeggiare a cuor leggero. Perché, nell’ultimo giorno dell’anno, ci sono conti alla rovescia che non partono mai, ci sono situazioni che non finiscono: la guerra in Ucraina, con l’incubo nucleare di cui, in quest’anno moribondo, siamo tornati a sentir parlare; la strage nel Mediterraneo, cui si fa fronte ragionando in termini di presunta sicurezza e non di umanità; gli aumenti, la precarietà del lavoro, la povertà. Tutto questo l’abbiamo visto passare, in questo anno. Per Torino la ritrovata normalità è stata la grande allegria di Eurovision, o la festa in piazza di quei torinesi le cui radici sono in Marocco; ma è stata anche il successo confermato delle Atp Finals, oppure la speranza, finalmente dopo tanti anni, di un futuro per la nostra industria grazie al piano e alle promesse di Carlos Tavares, ad di Stellantis, per una Mirafiori all’insegna di un’auto e una economia green. Ora, pandemia a parte, occorre interrogarsi su cosa sarà il 2023: come contrastare la povertà in aumento, l’emorragia di abitanti e lavoratori in città, il disagio dei più giovani che va molto al di là degli episodi delle baby gang, mai come quest’anno venuti alla ribalta. In un anno Torino ha cambiato anche giunta comunale, una giunta che da poco ha lanciato il suo piano quinquennale, per parafrasare il sindaco Lo Russo, che darà «davvero un nuovo volto e una nuova proiezione di crescita al futuro di Torino». Un futuro che, secondo il presidente degli Industriali, invece, non aiuta a essere ottimisti a dar retta al Fondo monetario internazionale, «eppure, guardando a come il nostro Paese ha reagito in questi difficilissimi mesi, io non posso che essere fiducioso e prima ancora grato ai nostri concittadini e alle nostre imprese per come hanno saputo reagire. In particolare, proprio Torino è uno dei territori che con le performance dell’export hanno meglio reagito alle difficoltà» dice Giorgio Marsiaj. Ma c’è un indice che il Pil non contemplerà mai ed è quello dell’equità: dalla giustizia al lavoro alla ricchezza, il nostro sogno è un anno di equità. E se possibile di solidarietà e umanità. Buon 2023.

andrea.monticone@cronacaqui.it

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