Ecco come si presenta il Po
Cronaca
IL CASO

Cespugli di alghe e una distesa di rifiuti: così il Po si è trasformato in una palude

Dopo la scia di gasolio e la schiuma bianca. Unia: «Si tratta di vegetazione autoctona non invasiva»
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Piante affioranti a pelo d’acqua e un tappeto di rifiuti davanti ai Murazzi. «Il Po sta diventando una palude» protestano i cittadini a passeggio in centro, affacciati al parapetto del ponte della Gran Madre. Lo spettacolo davanti ai loro occhi del resto non mente: l’acqua è costellata da “pois” di colore verde chiaro, cespugli di alghe che ricordano vagamente l’infestante di origine tropicale “Myriophyllum aquaticum”, alias “Millefoglio”, che quattro anni fa aveva trasformato il fiume principale di Torino in un “prato” fluorescente, creando non pochi problemi di rimozione. Tra polemiche e metodi “fai da te” che avevano visto la sindaca Appendino scendere in campo in prima persona a bordo di un’imbarcazione.

Un timore che, stando alle dichiarazioni del Comune, pare comunque infondato. «Si tratta di vegetazione autoctona non invasiva – spiega l’assessore all’Ambiente Alberto Unia -, scomparirà con i primi caldi». Sia come sia, l’acqua del Po in questo periodo appare piuttosto putrida. Lo confermano i tanti rifiuti, come bottiglie di vetro e plastica, pezzi di polistirolo e altra immondizia incastrata nello strato melmoso arenato vicino ai Murazzi, nel tratto compreso tra piazza Vittorio e il Valentino. Non certo un bello spettacolo per i tanti torinesi che hanno deciso di celebrare Pasqua e Pasquetta con un pranzo al sacco all’ombra delle arcate. C’è poi il problema delle schiume inquinanti che continua a far discutere. «La formazione di schiume sul fiume Po – spiegano dall’Arpa – è determinata in questo momento da una serie di eventi che si stanno sovrapponendo: il primo elemento è la presenza nel torrente Sangone e nel torrente Chisola di una serie di scarichi reflui da cui si generano schiume, che si possono visivamente constatare lungo l’asta dei due torrenti nonché la presenza di “tensioattivi” di natura antropica».

Ossia tutti quei detersivi, saponi e sostanze chimiche prodotte dall’uomo che attraverso il sistema idrico della città si riversano nel fiume, specialmente nel tratto di Po in corrispondenza del ponte Regina Margherita, dove vivono diverse specie di animali costrette a nuotare nell’inquinamento. Per risolvere il problema delle schiume, Arpa fa sapere che: «bisogna interrompere le sorgenti di questo fenomeno principalmente impianti di depurazione e collettori di acque reflue industriali, trattate ma contenenti quantitativi rilevanti di detersivi, nella zona di Mirafiori sud a Torino». I tecnici Arpa stanno svolgendo i controlli, emettendo sanzioni e comunicando proposte all’ente autorizzante, la Città Metropolitana di Torino. Nel mirino ci sono: «gli autori degli scarichi nel Sangone e il sistema di trattamento delle reti fognarie dell’area Volvera-None».

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