C’erano una volta

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Quattro anni fa ad oggi Valentino e Valentina, i due battelli turistici del Po, strappati agli ormeggi dalla piena, si schiantavano contro il Ponte della Gran Madre. Volevo titolare “C’erano una volta Valentino e Valentina”, ma potrei anche scrivere “C’era una volta il Valentino” visto lo stato d’abbandono in cui versa il parco lungo il quale navigavano. Oppure “C’era una volta il Po”, viste le condizioni del fiume su cui facevano servizio. Il corso d’acqua maestoso sul quale scivolavano gli armi eleganti dei canottieri, le batline degli innamorati, i barconi dei sabioné, i battelli turistici, e nel ‘700 persino il piccolo bucintoro dei Savoia, il fiume in cui in passato si pescavano persino gli storioni, ) è ormai una palude mobile a basso fondale non più dragata (per quello deborda spesso), che scende, colma d’alghe ogni estate, fra attracchi fatiscenti e sponde mal tenute. Anche il suo ‘porto’ (i Murazzi) è diventato un regno di drogati pieno di erbacce e fango da quando un potente (vorrei tanto sapere chi) ne fece scacciare la movida che lo teneva pulito e animato. Come se la movida si potesse azzerare. Invece è solo emigrata in piazza Vittorio, in San Salvario, in Vanchiglia, dove gli abitanti sono disturbati dal suo rumore che là sotto, ai Murazzi, non si udiva. Valentino e Valentina, loro, si sfarinano nei cortili Gtt tra i bus dismessi. Quelli almeno servono a fornire ricambi ai loro gemelli ancora in servizio. I due battelli, a niente. Vogliono sostituirli con un catamarano da 60 posti, ma il Comune non ha il milione necessario. E’ indebitato fino al collo per le Olimpiadi. Ecco, se non il titolo di testa, quello di coda: “ci furono una volta le Olimpiadi”. Ma lì ci vorrebbe un libro, non un articolo.

collino@cronacaqui.it

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