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Il Borghese

C’era una volta… il medico condotto

Spesso maltrattati, accusati di essere pigri, di vivere sulle spalle dei pazienti. Parlo dei medici di base, ex medici condotti (tempi passati), quelli che arrivavano a casa con la loro borsetta gonfia di medicinali e dopo la visita alla nonna si bevevano un caffè in cucina. Ne ricordo uno, si chiamava Scaglia e viaggiava su una vecchia 600 azzurra. Un angelo, diceva mia mamma che non era proprio avvezza ai complimenti. Ebbene, di medici come lui ce ne sono ancora tanti, anche se la loro professione non piace più ai giovani che frequentano la facoltà di medicina. Troppo lavoro e poche soddisfazioni.

In realtà, sono i soldi ad essere pochi. E allora lasciatemi spezzare una lancia verso questa categoria di camici bianchi che in questi quasi due anni di pandemia hanno tirato il carretto di una sanità spesso sballata, sostituendosi agli ambulatori sbarrati per il Covid, ai reparti requisiti per far posto ai contagiati e poi si sono ritrovati a fare i vaccini, mentre il loro compito era (ed è) quello di tamponare i nostri malanni. Ebbene, ora che si fa di conto su questi signori, scopriamo che la categoria assomiglia ai Panda, ossia viaggia verso qualcosa che assomiglia all’estinzione se Madama la Sanità non ci mette una pezza e ricostruisce una rete che ha salvato vite per svariati decenni.

In dieci anni, dicono, in Piemonte ne mancheranno quasi 900, aggiungendo che in talune zone, ormai siamo quasi al 50 per cento dei posti vacanti. Visto che ci siamo, magari imponiamo qualche scelta anche alle giovani leve che vogliono la laurea in medicina. Oltre ai medici di base scarseggiano anche quelli nei pronto soccorso. Magari spiegando loro che non tutti (lo escludo) potranno diventare primari e viaggiare in Ferrari. E che per diventare bravi dottori occorre tirarsi su le maniche, come in qualunque professione. E senza puzzetta sotto il naso.

beppe.fossati@cronacaqui.it

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