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Salute
L’ANALISI

Centomila visite e operazioni da recuperare

Dalla visita per la cataratta alla diagnosi oncologica: più di un controllo su cinque impedito dal Covid

L’elenco è così lungo da impressionare. Va dalla visita più banale per valutare la cataratta, un primo controllo medico a livello generale e arriva a quello per diagnosticare, con appositi esami strumentali, un carcinoma magari in stadio avanzato con la necessità di programmare al più presto un intervento. Spesso salvavita. Oltre alle emergenze provocate dal Covid, nelle agende degli ospedali e dei medici è rimasto un arretrato che affonda le radici in un passato anche precedente la pandemia: con un pregresso supera di gran lunga le 100mila visite e operazioni da recuperare. Per la precisione: 103.185 solo a Torino.

Corsa a perdifiato
E sono giusto quelle che, lo scorso luglio, metteva in conto l’Asl Città di Torino, con un bilancio di 3.776 interventi chirurgici mancati, 65.245 visite e esami da rimandare come 33.613 prestazioni strumentali e 551 ricoveri. Il virus, insomma, non ha fermato tutte le altre malattie, ma le ha inserite in una lista d’attesa in coda a quelle che già si erano venute a creare prima del Covid. Prima che dalla fine di febbraio dello scorso anno, la pandemia portasse a una contrazione del numero di ricoveri pari all’22%, legata al blocco dell’attività chirurgica procrastinabile a causa dell’emergenza sanitaria, quando veniva garantita soltanto l’attività chirurgica oncologica indifferibile. Più di una su cinque. Ancora più consistente era stata la contrazione della specialistica ambulatoriale, con una riduzione nel numero delle prestazioni pari al 24,5%. E queste erano le attese a fronte dei 35 milioni di euro stanziati proprio nel nel mese di luglio dall’assessorato alla Sanità della Regione Piemonte, di cui almeno 7 milioni destinabili agli erogatori privati con i quali è stato sottoscritto uno specifico accordo di collaborazione, con la creazione di una apposita Commissione con il compito di monitorare lo stato di avanzamento dei piani delle Asl, «formulando proposte di azioni per il recupero delle prestazioni non erogate, in rapporto alle disponibilità riscontrate nelle singole realtà territoriali».

L’emergenza Covid
E questo perché, nel periodo di emergenza mediamente oltre il 30% dei posti letto ordinari sono stati convertiti in ricoveri per Covid, con punte che hanno sfiorato il 70%. Solo nel primo periodo della pandemia la riduzione ricoveri ordinari e programmati era stata del 56%, mentre quella dei ricoveri diurni era arrivata addirittura al 77%. «Inoltre, il blocco delle attività ambulatoriali e di screening, non ha permesso la diagnostica precoce di tumori non permettendo pertanto a questi pazienti di sottoporsi ad intervento chirurgico nei tempi previsti dai protocolli scientifici», come specifica in una relazione la stessa Asl Città di Torino, che nello stesso periodo ha cercato comunque di garantire il più possibile l’attività per i propri assistiti, garantendo anche le prestazioni ambulatoriali di priorità alta e indifferibili.

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