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REPORTAGE Pazienti esasperati: «Sono qui da quattro ore». L’accusa: «Mancano anche le barelle»

Centinaia di malati in coda al pronto soccorso: «E il peggio in ospedale deve ancora arrivare»

Viaggio nelle strutture di Torino tra corridoi e sale sovraffollate: anche il personale medico è sotto pressione

Nell’eccezionalità del picco influenzale di questi giorni, ritrovarsi i pronto soccorso stracolmi all’inverosimile di gente è diventata consuetudine. Così mentre ieri la Regione forniva gli allarmanti conteggi su quante siano le persone infettate nell’ultimo periodo, facendo un giro tra diversi presidi ospedalieri torinesi ci si accorgeva di che cosa, all’atto pratico, significhino queste stime.

Decine di persone in attesa di essere visitate, lettini con sopra pazienti sofferenti e intubati lasciati in mezzo ai corridoi delle strutture, cori lamentosi di malati e parenti inviperiti per le attese snervanti dovute a un congestionamento che non si vedeva da anni.

I disagi non sono sono quelli patiti dai pazienti, ma anche quelli del personale sanitario. Che infatti in questi giorni sta facendo dei veri e propri salti mortali per riuscire a stare dietro a tutti. Le recenti lamentele del sindacato e dell’Ordine degli infermieri ben rispecchiano la criticità della situazione.

In Barriera di Milano per esempio, all’ospedale Giovanni Bosco, ieri pomeriggio il pronto soccorso appariva come un infernale carnaio di persone mezze accasciate in sala d’aspetto, sedie a rotelle sparse un po’ ovunque, per la maggior parte anziani e stranieri.

«Sono qui con mia madre da quattro ore, ma quando è che tocca a noi?» sbotta un cittadino dal forte accento del Sud rivolgendosi al personale dell’accettazione. «Le ho detto poco fa che tra poco tocca a lei, non si agiti» gli risponde un infermiere mentre fatica a non alzare gli occhi al cielo, esasperato e sotto pressione per il picco di accessi che si ritrova davanti. «Pare che manchino addirittura i lettini, è una vergogna» si sente invece dire a un’anziana mentre, fumando una sigaretta, parla con sua figlia appena fuori dall’ingresso del pronto soccorso.

Spostandosi nei presidi in zone più centrali di Torino lo spettacolo non cambia. Anche al Mauriziano, infatti, la situazione è complessa. Le persone in sala d’aspetto del pronto sono stipate manco fossero bestie nell’ovile. Parlando con gli operatori dei Dea e gli infermieri, si capisce subito che cosa, secondo loro, abbia contribuito alle criticità di questi giorni: l’assenza di molti medici di famiglia.

«Spesso quando le persone sanno che il loro medico di fiducia non c’è rinunciano anche a farsi visitare dai sostituti e preferiscono venire qui in pronto soccorso, dove hanno la certezza che saranno visitati» spiega una giovane operatrice delle Molinette in una pausa tra l’accogliere un paziente e l’altro. «Speriamo che dalla prossima settimana le cose migliorino, anche se quando inizierà la scuola dovremo aspettarci un altro picco» conclude prima di andare da un’anziana paziente, anche lei “parcheggiata” su un lettino in sala d’attesa, che strilla «aiuto aiuto» chiedendo attenzione.

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