IVREA

Il cellulare gli provoca un tumore. I ministeri in appello contro il Tar

Dopo la sentenza del Tribunale c’era l’obbligo di una campagna informativa

Per gli avvocati dello studio Ambrosio e Commodo era stato un successo senza precedenti. Infatti per la prima volta in Italia, il Tar del Lazio aveva ordinato a tre ministeri (Salute, Ambiente e Sviluppo Economico) di promuovere una campagna informativa sui danni causati dai telefoni cellulari e cordless. Ma i ministeri, poche ore prima della scadenza dei termini, hanno presentato appello contro la decisione dei giudici.

Che il telefono cellulare possa causare tumori, lo aveva affermato, nel 2017, la sentenza del Tribunale d’Ivrea riguardo la vicenda di Roberto Romeo, un dipendente Telecom che era stato tra i primi in Italia ad utilizzare la tecnologia mobile. E che a causa delle radiazioni aveva perso l’udito. A metà degli anni ’90, Romeo utilizzava la vecchia valigia con telefono mobile, di fatto il primo cellulare. Lui coordinava un gruppo di manutentori dell’azienda con i quali doveva relazionarsi più volte durante il giorno. E fino al 2010 non ha mai smesso di utilizzare la tecnologia mobile; poi sono arrivati i primi sintomi della malattia. Poco dopo gli era stato diagnosticato un neurinoma all’orecchio destro a causa della prolungata esposizione alle frequenze emesse dal telefonino. Il che gli aveva provocato la perdita totale dell’udito. Si era rivolto al Tribunale, prima a Ivrea e poi al Tar, per portare a termine la sua nuova missione: «Voglio insegnare agli altri ad utilizzare il cellulare perché non si ammalino».

L’appello presentato dai ministeri, ha preso in contropiede gli avvocati Ambrosio, Bertone e Angeletti, che hanno commentato: «Questo atto – hanno spiegato i legali – tradisce la fiducia dei cittadini e delle associazioni che in questa sentenza avevano trovato giustizia. Ora vigileremo e chiederemo un accesso agli atti per verificare a che punto è la preparazione della campagna». Il caso di Roberto Romeo non è l’unico che si è verificato nel nostro Paese, vicende simili a quella dell’ex dipendente Telecom, si sono verificate anche a Monza e Firenze. In primo grado i lavoratori hanno ottenuto soddisfazione, gli appelli sono ancora in corso.

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