Disegno
Il Borghese

C’è qualcuno in ascolto?

«Il mio quartiere è diventato brutto» dice Sara, una bambina di quell’area di Torino che presto tutti chiameranno «terra dei fuochi», una parte di città che soffoca letteralmente per i fumi tossici sprigionati dai roghi del campo nomadi.

Sara ha disegnato così il suo quartiere, immerso in una caligine infinita, in una nube che oscura il cielo, dove «sentiamo sempre la polizia e l’ambulanza». Sirene a vuoto, viene da dire, visto che poi al campo nomadi nulla cambia. Sara e altri bambini hanno mandato i loro disegni all’arcivescovo Cesare Nosiglia.

Perché proprio a lui? Forse perché pochi giorni fa, visitando il campo nomadi, si era molto preoccupato per le condizioni dei bambini che vivono tra baracche e topi. O forse, molto realisticamente, perché mancava solo lui al lungo elenco di persone cui appellarsi: sindaci (mica solo la giunta attuale, da anni questa povera gente chiede un intervento del Comune), presidenti e assessori, questori, prefetti, mancano giusto Babbo Natale e i re magi.

Peccato siano creature di fantasia, proprio come un amministratore che voglia risolvere il problema. Le letterine non bastano e i disegni neppure, a quanto pare. Le parole degli adulti non contano, quelle degli esperti neanche, vogliamo provare a dare retta ai bambini?

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