C’è poco da ridere

So che pare difficile crederlo vedendo i tanti fenomeni che lo popolano, per tacere di quelli che vi sono transitati in passato, però il Parlamento rimane (dovrebbe rimanere) il centro della vita politica del nostro Paese. Non mi riferisco soltanto a quanto accaduto con la presunta e ormai mitologica analisi costi-benefici del Tav che sarebbe stata mostrata prima ai francesi e all’Unione Europea che a noi… No, per conto mio il malessere parte da lontano. Poi abbiamo ottimi esempi ravvicinati, molti anche riguardo il Tav: ministri che urlano pro o contro l’opera, quando si sa benissimo che solo il Parlamento può decidere se sospendere la realizzazione. Porti aperti o porti chiusi? Parla sempre il titolare del dicastero sbagliato. La ritirata delle nostre truppe dall’Afghanistan che sarebbe stata decisa solo dal ministro? Forse sarebbe meglio che il Parlamento conoscesse motivi e conseguenze di questa mossa. Ma gli esponenti della cosiddetta “democrazia diretta” paiono allergici al confronto in aula (coscienti di chi hanno fatto eleggere?), mentre altri pensano faccia molto “macho” mostrare decisionismo. Non abbiamo molto da ridere sulla nostra rappresentanza, mi dicono alcuni amici. Già, ma il fatto è che quella è per l’appunto la nostra rappresentanza, nella maggioranza e nell’opposizione (e nella confusione). Anche le nostre scelte (o non scelte) hanno determinato tutto questo. O magari questa perdita di rispetto è ancora figlia di quelle monetine lanciate davanti all’Hotel Raphael a Roma…

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