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Cronaca
AUDIZIONE

«C’è poca acqua e la sprechiamo pure»: comitati all’attacco su perdite e tariffe

Portati in Commissione i numeri del servizio idrico: stimati 4mila interventi l’anno per riparare le fughe

«Siamo in crisi idrica e perdiamo il 30% dell’acqua lungo il percorso». A far notare la contraddizione è il Comitato Acqua Pubblica di Torino, ascoltato ieri in una commissione consiliare del comune. Al centro del dibattito c’erano le bollette ma di questi tempi era inevitabile parlare anche di siccità: «Siamo senz’acqua ma nella rete idrica abbiamo perdite che vanno dal 28% e il 35% – rileva Emanuela Sarzotti a nome del Comitato – Cosa si sta facendo per ridurre questa percentuale? È tutto l’inverno che c’è la siccità. Eppure manca il monitoraggio, visto che si stima la necessità di 4mila interventi l’anno per riparare le fughe».

Il presidente di Smat, Paolo Romano, replica che le percentuali reali sono diverse. Ma il Comitato cita come fonte il Rapporto ambientale dell’Autorità competente: «È grave che si spendano dei soldi per prelevare l’acqua, renderla potabile e poi disperderla prima che arrivi agli utenti».

Sarzotti fa emergere un altro dato, questa volta calcolato dal Comitato: «Facendo il confronto fra i metri cubi d’acqua prelevati e quelli fatturati nel 2020, lo spreco idrico sale addirittura al 56,27%».

Quindi i conti non tornano. Anche per quanto riguarda le tariffe: «Tra il 2007 e il 2020 gli utenti del Torinese hanno consumato un terzo in meno, di media – fa notare Paola Ceretto – Nel frattempo il fatturato di Smat è aumentato di un terzo: è un obbrobrio».

Quindi i cittadini usano meno acqua ma pagano di più il servizio: «Noi non accusiamo l’azienda, una delle migliori in Italia – continuano Ceretto e Mariangela Rosolen – Ma deve sottostare a regole e indicazioni: per esempio, sulle nostre tariffe viene calcolata anche una cifra per coprire la morosità. Così, dal 2013 al 2017, Smat ha ricevuto 24 milioni ma ne ha spesi solo 12 per saldare il conto di chi non pagava».

È un ricavo doppio rispetto al costo sostenuto: «Intanto l’azienda ha incassato centinaia di milioni in oneri finanziari e conguagli, molto più di quanto ha speso – proseguono Sarzotti e Mauro Demaria – Sono dati incontestabili. Visto che la crisi idrica può solo peggiorare, è ora che quei soldi vengano investiti per ridurre le perdite, sostituire gli acquedotti e lanciare campagne di informazione. Vogliamo che l’acqua non sia considerata una merce ma un bene comune, prezioso e non illimitato».

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