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LA NOVITÀ

C’è una nuova commissaria. Ma per Lisa Mancini la verità va molto oltre il poliziesco

“Tre madri” di Francesca Serafini da oggi in libreria

Attenti, c’è un nuovo sceriffo in città! Anzi, più che altro è una sceriffa, anzi la commissaria Lisa Mancini, trentatré anni, brillante carriera fino all’Interpol poi il trasferimento chiesto e ottenuto in un piccolo centro non distante da Rimini, una ossessione per il gioco Candy Crush. Attenzione, però, perché Lisa non è la solita protagonista del solito romanzo noir, poliziesco o thriller all’italiana: “Tre madri” (La nave di Teseo, 18 euro) di Francesca Serafini non è nulla di tutto questo, anche se la protagonista è una poliziotta.

Partiamo dall’autrice: testi di linguistica all’attivo, ma soprattutto una premiata carriera di sceneggiatrice. Suoi, per citare gli ultimi, “Non essere cattivo” il film italiano candidato agli Oscar nel 2016, e “Fabrizio De André – Principe libero”. Il titolo stesso del romanzo si riferisce a De André, ovviamente. E, anche se abbiamo detto che non è un poliziesco in senso stretto, la Serafini maneggia in modo egregio la materia, essendo stata anche sceneggiatrice de “La squadra”.

Veniamo al libro. La cittadina in cui è ambientato potrebbe esistere o non esistere, non è importante: è un centro di provincia, con legami stretti tra parenti e quasi parenti, con un piccolo commissariato e con una fonderia in via di ristrutturazione. E con una comunità, appena fuori dal paese, davvero particolari: artisti che vivono liberi creando le loro opere da rottami e oggetti da riutilizzare. È a loro, infatti, che il guardiano della fonderia porta di straforo rottami e componenti di scarto. Ed è da qui che prende le mosse il tutto, quando River, il figlio adolescente di due artisti, scompare.

Per Lisa è il momento in cui sottrarsi a quella apatia e distanza (anche dai suoi stessi collaboratori) cui si era costretta dopo il trasferimento. Cercando River, Lisa si confronta con Aimée, la mamma, la prima madre di questo romanzo. Poi ci sarà quella di una bambina cinese uccisa e i cui resti sono stati gettati nella fonderia. E la terza madre è quella del custode. Come nella canzone di De André, appunto. Di cui proviene quell’epoca di «lascia noi piangere un po’ più forte». Ma sarebbe troppo semplice delineare così una trama che ha bisogno di essere seguita, vissuta, approfondita, in cui non sono casuali certi riferimenti, l’idea di una madre «quarta», per dire. Il «quarto escluso» è il pensiero che conosceremo e comprenderemo nella lettura.

Francesca Serafini alterna il presente al passato di Lisa bambina ai momenti in cui sgomitava per farsi strada in un mondo troppo declinato al maschile, i ricordi di una padre infelice e di un mentore che forse a un certo punto ha deluso, magari tradito le aspettative. Serafini narra con uno stile personale e singolare anche nell’uso stesso della punteggiatura (non è un caso sia stata un’allieva del linguista Luca Serianni) e al tempo stesso si rivolge direttamente al lettore, divenendo un io parlante, prima ancora che narrante.

Una storia profonda e colma di umanità, dunque, in questa cittadina dove le vicende si intersecano, le indagini si complicano, protagonisti e coprotagonisti si svelano, in cui la commissaria deve identificarsi con River e il suo mistero, ritornare dunque figlia, e con la madre. Ed è un percorso che, come già sottolineato, va oltre l’investigativo. Benvenuta commissaria Mancini.

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