ucraina torre tv
Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

C’è la guerra delle parole

La guerra delle parole e quella delle armi. Comincia così l’ottavo giorno, tra le telefonate tra Macron e Putin, le strette di mano tra le due delegazioni al confine con la Bielorussia alla ricerca di almeno un cordone umanitario per la popolazione ucraina. E mentre le prime città cadono in mano ai russi come Kherson e Mariupol, lo zar parla alla nazione e dicendo semplicemente che russi e ucraini sono un unico popolo, di fatto conferma di non aver alcuna intenzione di retrocedere. Anzi, secondo il presidente Zelensky, potrebbe «non accontentarsi del suo paese e mirare alla Lettonia, alla Lituania, all’Estonia e fermarsi solo al muro di Berlino». Dunque gli spazi per una mediazione di pace si restringono sempre più, mentre l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite parla di un milione di profughi scappati dalle loro case, tra cui 400mila bambini esposti al rischio di fame, malattie, traffico e abusi. La guerra insomma si è già trasformata in una tragica emergenza umanitaria alla quale non basterà dare sostegno con tende, capannoni improvvisati e pacchi di viveri e vestiti. L’Europa e con lei il nostro Paese sono già coinvolte nella più grande operazione di protezione civile dopo la seconda guerra mondiale. E il peggio, ha detto Emanuel Macron, dopo l’ultimo colloquio con Putin, deve ancora venire. Come dire che la guerra non si fermerà, che i bombardamenti continueranno e così il tragico rosario di vittime militari e civili. Oggi è quasi tragicomico apprendere che mentre sfilavano gli atleti all’olimpiade invernale di Pechino, Putin e il presidente cinese Xi Jinping, discutevano sulla data dell’invasione dell’Ucraina. Complici compiacenti, tranne che sulla data del conflitto. Per il cinese si doveva aspettare la fine dei giochi. E Putin ha abbozzato. Lo dicono le carte segrete dell’intelligence e a noi vengono in mente le immagini dei due che sfilano sul palco, uno accanto all’altro, sorridenti e feroci al tempo stesso. Quali scenari si possano delineare da domani in avanti, al momento è difficile da prevedere anche per quella incognita che riguarda le forniture delle armi, affidate ad un contractor sia da parte americana, sia dai paesi europei. Una sfida aperta a Putin che già nei giorni scorsi ha lanciato i suoi anatemi contro l’Alleanza. Fino alle ultime parole di oggi quando la minaccia è diventata questa: «Distruggeremo l’anti Russia creata dall’Occidente». Un altro pezzo della guerra delle parole, mentre impazza la battaglia sia sulla terra che sul mare. Un cargo estone battente bandiera panamense è stato colpito e affondato da un missile russo, mentre la flotta si prepara a dare l’assalto al grande porto di Odessa per chiudere definitivamente la tenaglia sulla costa. Altri razzi hanno distrutto almeno tre scuole e una cattedrale a Kharkiv, la seconda città dell’Ucraina, mentre le forze russe occupavano l’area vicino a Zaporizhzhia la più grande centrale nucleare dell’Europa. «La situazione è molto delicata – spiegava in serata il direttore generale dell’Agenzia Internazionale per l’energia nucleare Rafel Mariano Grossi – tutto può accadere». Un’unica buona notizia dal summit in Bielorussia: Russia e Ucraina hanno raggiunto un accordo per il cessate fuoco temporaneo per permettere corridoi umanitari. La notte comincia così.

beppe.fossati@cronacaqui.it

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

Precedente
Successivo
Precedente
Successivo