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Cavallo nero e cavallo bianco

“Michelangelo, Sandro e Giovanni. Coltivavano quel piccolo orto condiviso fra pensionati a ridosso del Po, davanti a casa mia. Michelangelo era un genio inventore, arrivava con la sua bicicletta assemblata con pezzi di recupero, col carrellino al seguito. Aveva gli occhi stanchi, ma si addolcivano quando raccontava dei suoi mille lavori, dalla cava di sabbia di Oristano agli elettrodomestici da riparare qui a Torino. Anima inquieta come tutti i geni, non si faceva amare: mi raccontava del nipote che non gli parlava più, ma anche del figlio andato via prima del tempo e per mano propria. Un dramma impossibile da superare. L’aveva devastato l’amore per la moglie scappata via. D’estate mi lasciava i sacchetti di verdura attaccati alla porta, per non disturbare. A fine estate se n’è andato in pochi giorni, senza bisogno del Covid, da anticonformista com’era lui. Me l’ha detto Sandro, l’ex meccanico del Pilonetto, stringendo le spalle come faceva quando al mattino si lamentava di quel che non andava. Anche lui mi lasciava sempre qualcosa del suo orto, come i piccoli, dolci peperoni di Capriglio, la sua terra natale. L’altro giorno se n’è andato anche lui, in silenzio, dopo una breve malattia. Quando Giovanni, l’ex pompiere superstite, me l’ha comunicato, era disorientato e preoccupato di esser rimasto solo a badare a tutta quella terra ‘ereditata’. Per Michelangelo e Sandro niente discorsi e folle plaudenti al funerale. Erano le due facce semplici e ordinarie di una medaglia preziosa: da una parte la follia e il genio della fantasia e dall’altra l’equilibrio e il lavoro costante. Cavallo nero e cavallo bianco. Mi mancheranno terribilmente”. Questo ricordo è stato scritto da mio figlio Enrico, e ho voluto condividerlo con voi.

collino@cronacaqui.it

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