Gustavo Giagnoni
Buonanotte

Castruccius fuit

Arrivederci, Gustavo Giagnoni. Eri un vero amico, ho dormito a casa tua ad Olbia, ho diviso con te cene indimenticabili, ti ho amato come uomo e come allenatore del Toro, di quelli che lasciano il segno. Per noi goliardi granata eri “Castruccio Castragobbi”. Rappresentavi il simbolo di quella rivolta contro il “sistema Juve”, altrimenti detto “maFiat” che già quando venisti a Torino opprimeva la città, e il calcio in particolare. Tu non accettavi quel modo di far sport in cui vincere “è l’unica cosa che conta” anche a patto di prevaricazioni, inciuci arbitrali, strapotere economico, influenze federali. Per te era importante vincere, ma lealmente, come si usava al Filadelfia. Non arrivasti allo scudetto solo per quel goal negato a Marassi (palla dentro di mezzo metro: con la goal tecnology avresti vinto) e questo fu sempre il tuo rimpianto, ma consegnasti a Radice una squadra che lo vinse. Allora, però, il calcio era diverso. Allo scudetto potevano arrivare anche squadre come il Cagliari, la Fiorentina, il Verona, la Sampdoria e, appunto, il Toro. Oggi non più. Oggi la Juve lo vince da sette anni filati e spende solo per Ronaldo quando basterebbe a comprare il Toro intero. Non c’è più competizione. Ormai per noi una vittoria nel derby (ai tuoi tempi frequente) è diventata un evento così raro da valere un campionato. Ed è inutile recriminare. Non ci sono emiri arabi o magnati russi in coda da Cairo per rilevargli il Toro, e la parte sinistra della classifica col bilancio sano è sempre meglio della B e del fallimento. Ci chiamano “accontentisti”, i nostalgici dei tuoi tempi. Ma sono loro che si ostinano a sognare, me lo dicesti anche tu qualche anno fa a Mantova. Che la profumata e fiera terra sarda ti sia lieve.

collino@cronacaqui.it

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