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Buonanotte

Caso, dolce caso

I tour operators si lamentano che calano le prenotazioni e crescono i clienti che aspettano i “last minute”. Prenotare con largo anticipo o aspettare fino all’ultimo sono due atteggiamenti opposti verso la vacanza. Alla fine, è questione d’indole. Chi prenota è un metodico, non ama le sorprese, sa cosa vuole e sa anche dove, come e quando procurarselo. Gli piace scegliere fra chili di dépliants. Stila programmi meticolosi, il giorno tale gita lì, il talaltro cena là… e vuole sapere ogni dettaglio, da cosa vedrà dalla finestra a quanto dista l’ospedale più vicino. E’ una forma mentis diffusissima. Freud, ad esempio, stava male se non andava alla stazione almeno un’ora prima. Io invece non so neanche più quanti treni ho perso. Odio programmare. Ciò mi rende inefficiente sul piano professionale, ma mi ha regalato una vita piena di sorprese. Prendere impegni oltre il mese mi dà fastidio. Un po’ perché sono fatalista (ogni mattina ringrazio il cielo d’esser vivo) e un po’ perché il tempo mi scappa già fin troppo. Faccio di tutto per frenarlo, figurati se mi va d’anticiparlo, correndo con la mente più di lui. Per me le cose che càpitano son sempre le più belle. L’improvvisata dell’amico. Le conoscenze casuali. Le zingarate. Si parla tanto di fascino dell’avventura, ma cos’è l’avventura, oggi, se non ignorare fino all’ultimo dove si andrà in vacanza, se non partire senza neppure lo spazzolino, contando di comprar tutto per strada? Per fortuna la mia categoria, anche se cresce, è sempre minoritaria rispetto a quelli come Freud, altrimenti i last minute costerebbero più delle prenotazioni. Io, comunque, pagherei volentieri lo stesso.

collino@cronacaqui.it

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