Conosciuto anche come il casinò de la Vallée

Casinò di Saint Vincent: quale futuro per la casa da gioco più frequentata dai piemontesi

Dopo un periodo di incertezza dovuto all'avvento del digitale pian piano sta tornando alla sua fama

Il casinò de la Vallée, conosciuto anche come Casinò di Saint Vincent, è una delle case da gioco più prestigiose d’Europa e anche la più frequentata dagli amanti del tavolo verde piemontesi. Il sindaco di Saint Vincent Elia Page è considerato il padre fondatore della struttura: fu lui che nel 1921 chiese ed ottenne dal prefetto di Aosta il permesso per aprire nel suo comune dei tavoli da roulette nei mesi estivi intuendone il potenziale in termini di rischiamo turistico.

Negli anni ’40 quella prima esperienza abbozzata di casinò dovette terminare a causa dello scoppio della seconda guerra mondiale ma il movimento del gioco a Saint Vincent seppe riprendersi sempre sotto la guida di Elia Page che nel 1946 ottenne dalla Valle d’Aosta il permesso per aprire una casa da gioco a Saint Vincent. Da allora la vita del casinò è prosperata fino in epoche recenti essendosi affermato a cavallo degli anni ’80 e ’90 come una delle realtà dell’azzardo più ricche a livello europeo. Il Belpaese all’epoca viveva un secondo boom economico dopo quello degli anni ’60 e la casa da gioco valdaostana veniva spesso citata nei film come autentico punto di riferimento dei giocatori di classe ed era in piena competizione con Sanremo e Venezia per il primato del gioco in Italia. Sempre sotto lo spunto del primo cittadino Elia Page dal primo dopo guerra attorno all’accesa vita del casinò iniziarono a svilupparsi iniziative mondane e culturali come il Premio Saint-Vincent per il giornalismo (istituito nel 1948) e le Grolle d’oro (i premi di Saint-Vincent per il cinema istituiti nel 1950) mentre anche più recentemente con le Telegrolle (i premi del comune per la fiction televisiva istituiti nel 2001) e con le Radiogrolle (i premi del comune per la Radio istituiti nel 2007) Saint Vincent ha provato a rilanciare la propria immagine. Le kermesse più prestigiose venivano ospitate al Gran Hotel Billia parte dello stesso complesso d’intrattenimento nella cosiddetta “riviera delle Alpi”, oggi purtroppo sempre più cattedrale nel deserto a causa dell’affievolimento del volume turistico.

Con l’avvento del gioco digitale le case d’azzardo tradizionali negli ultimi anni sono state surclassate dal cambio di abitudini dei propri frequentatori. Il passaggio generazionale ha infatti favorito i casino su smartphone e laptop, mentre le esperienze dal vivo restano un vezzo per pochissimi appassionati e cultori tutt’ora affascinati dall’ambiente ricercato e dall’eleganza che si respira in queste ultime trincee del ‘900.

Oggi il casinò è frequentato da alcuni reduci della più recente esplosione dei casinò alimentata dal boom del poker online del 2010 e da qualche raro nostalgico, altri passano da queste parti per emulare le gesta di qualche mito del grande schermo e trasformarsi magari soltanto per poche ore in James Bond. Brevi toccate e fughe da immortalare con una foto per una stories su instagram, un turismo mordi e fuggi che non lascia quasi traccia del suo passaggio a livello di indotto economico. Del resto oggi l’intero settore del gioco d’azzardo è trainato dal digitale e questo passaggio di testimone ha portato negli ultimi anni ad un inevitabile tracollo del volume d’affari dello storico polo del gioco di Saint Vincent. Con dubbi risultati nel piano di rilancio del 2017 si era anche cercato di dare nuova linfa al casinò cercando di rilanciare il sito internet di Saint Vincent (casinodellavalle.com).

Questi vani tentativi hanno portato nel 2018 la procura di Aosta a chiedere ufficialmente il fallimento della Casino de la Vallée Spa a causa delle gravi insolvenze nei confronti dell’erario. All’epoca la precaria situazione del bilancio faceva ritenere il risanamento del casinò alquanto improbabile. Tuttavia dopo una lunga battaglia politica e legale nel 2019 il governatore della regione Valle d’Aosta Antonio Fosson riuscì a bloccare il fallimento grazie ad un concordato con i creditori avallato dallo stesso tribunale di Aosta e votato quasi plebiscitariamente in consiglio regionale.

Nel frattempo la principale società partecipata della Regione Valle d’Aosta sta cercando di risanarsi e di ritrovare quella salute che le consentiva di essere in passato uno dei più capienti polmoni dell’economia valdaostana. Da giugno del 2019 il Casinò essendosi sottoposto a costosi sacrifici è riuscito ad aumentare il proprio volume d’affari facendo segnare una crescita positiva media del 13% rispetto all’anno passato. Per il 2019 il piano di concordato prevedeva per il casinò un incasso minimo di 61 milioni e alla fine ne sono stati invece incassati 62,7. Un dato positivo rispetto alla diffusa crisi delle case da gioco tradizionali segno che il sano controllo dei conti voluto dalla giunta regionale e favorito dall’amministratore unico Giulio di Matteo è servito a curare momentaneamente il malato. Purtroppo la situazione per il Grand Hotel Billia, storico complesso alberghiero annesso al patrimonio immobiliare del Casino de la Vallée Spa, non è altrettanto rosea avendo chiuso il 2019 decisamente al di sotto delle aspettative (si prevedevano ricavi per 6,4 milioni ne sono arrivati solo 4,7). Nonostante ciò il bilancio complessivo della scorsa annata è stato giudicato positivamente dal tribunale di Aosta che lo scorso dicembre ha così deciso di dissequestrare le somme bloccate nell’atto di rinvio a giudizio del precedente amministratore unico Filippo Rolando. Un provvedimento che riporta liquidità al gruppo e dona fiducia nel futuro mentre per il 2020 i ricavi dovranno raggiungere i 72 milioni di euro e nell’incertezza che accompagna gli ultimi tempi in molti si chiedono se il Casinò riuscirà a tenere aperti i battenti. La via da percorrere è in salita, mentre i gestori potrebbero nel frattempo fare qualcosa per dare un serio impulso al portale online del casinò mettendolo alla pari dei maggiori concorrenti sul mercato.

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