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Amarcord
2 OTTOBRE 1780

Casanova e quel passato da 007: nome in codice Antonio Parolini

Il veneziano divenne un agente arruolato nello spionaggio industriale

Non c’è personaggio storico che meglio incarni l’immagine stereotipata del Settecento europeo; il secolo libertino per eccellenza, il secolo della galanteria, della raffinatezza, della curiosità intellettuale, dell’avventura e anche dei segreti. Giacomo Casanova – che contribuì alla creazione del suo mito nella monumentale Histoire de ma vie – incarnava questi e molti altri luoghi comuni dell’Età dei Lumi. Eppure, nonostante tutto, molti aspetti della vita dell’avventuriero veneziano sono ancora poco noti; ad esempio, il suo arruolamento tra le spie della Serenissima Repubblica. A dirla tutta, il libertino veneziano aveva già sperimentato cosa volesse dire lo spionaggio nella città lagunare; e lo sperimentò con l’arresto e la detenzione ai Piombi di palazzo Ducale il 24 luglio 1755. Nell’Historie, egli racconta con dovizia di particolari la rocambolesca evasione dal famoso carcere. In seguito Casanova decise di collaborare con i servizi segreti veneziani. Non era nuovo ad azioni di questo tipo: probabilmente, si era già messo al servizio dei francesi nel 1763; nel 1772, a Trieste, il galante avventuriero vestì dunque nuovamente i panni dello 007, grazie all’ingaggio offertogli dall’ambasciatore veneto in città Marco Monti.

Occasione per farsi perdonare e per poter tornare in patria, quella di spiare i monaci veneziani che progettavano di impiantare a Trieste una tipografia; concorrenti diretti della Serenissima, dunque: Casanova divenne pertanto un agente arruolato nello spionaggio – diremmo oggi – industriale. Prezzolando abilmente le persone giuste, riuscì ad indurre i frati al ritorno a Venezia. Una nuova vittoria della Serenissima, da tempo impegnata a combattere la “fuga dei cervelli” all’estero. Con il ritorno dei frati, giunge anche il permesso di ritorno per Casanova. Non fu un ritorno facile, e l’antico libertino si trovò in difficoltà economiche. La sua profonda “conoscenza dell’ambiente” gli venne in aiuto: con il nome in codice di Antonio Parolini, prestò occhi ed orecchie alla Repubblica; dal 19 febbraio 1776, le sue “riferite” recapitate agli Inquisitori per mezzo di gondolieri, iniziarono ad arrivare con una certa frequenza. Fu incaricato, tra le altre cose, di sorvegliare il console romano Agostino Del Bene, mettendosi al suo seguito in un viaggio in Romagna.

Le spiate di Casanova – dal 2 ottobre 1780 arruolato ufficialmente tra gli agenti segreti, con stipendio regolare di quindici ducati al mese – vertevano su «chi viola il pubblico rispetto» alla religione, sull’«osservazione dei nascenti oggetti di lusso» e «del libertinaggio», sul controllo «delle assemblee particolari» e, come a Trieste, sul controllo contro le frodi e sugli «abusi di privilegi, ed esportatori di materie prime semplici, ovvero industriate, e contro i secreti introduttori delle proibite». Tuttavia, le sue “riferite” non brillarono per particolare acume né sollevarono l’interesse degli Inquisitori veneziani. Dopo appena tre mesi, gli Inquisitori gli tolsero lo stipendio fisso.

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