Il coltello con cui è stato ucciso Stefano Leo
Cronaca
IL RETROSCENA Said Machaouat viveva in via Saint Bon

A casa dell’assassino: «Urla e pugni ai muri ma lì dentro era solo»

I vicini: «Per qualche mese nessun problema poi l’abbiamo visto dare segni di squilibrio»

«Quando è venuto ad abitare qui sembrava un ragazzo normale. Nel giro di pochi mesi l’abbiamo visto cambiare, dare sempre più segni di squilibrio. In un anno era diventato un’altra persona». Via Saint Bon 53. È questo l’ultimo indirizzo conosciuto di Said Machaouat, l’ultima casa “vera” prima di finire nel dormitorio di piazza d’Armi. Qui ha trascorso gli ultimi scampoli di una vita normale, in affitto in una soffitta che si affaccia sul trincerone. Zona Aurora, una delle più complicate di Torino, ma non era una delle soffitte sovraffollate da extracomunitari tipiche del quartiere. Machaouat, che da anni ha la cittadinanza italiana, viveva in un bel palazzo, recente, abitato in prevalenza da italiani. Almeno fino a qualche mese fa, quando ha smesso di pagare l’affitto. «Sembrava un ragazzo normale – ricordano i vicini, increduli alla scoperta di aver vissuto a pochi metri dal killer dei Murazzi -, ogni tanto capitava di scambiare due chiacchiere in ascensore. Diceva di aver lavorato in una focacceria e raccontava della ex compagna e del figlio che non vedeva più».

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