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Cronaca
IL FATTO

Carobollette, guerra e siccità azzoppano anche l’agricoltura

Persa gran parte della produzione, animali macellati per risparmiare

«Un anno di luci e ombre, con più ombre che luci». Quello dell’agricoltura che ha visto contrarsi la quantità dei raccolti, in alcuni casi persino di un terzo, mentre alla qualità è concesso un timido spiraglio in positivo che, però, non è bastato a buona parte dei produttori per chiudere i bilanci senza perdite o aumentare i prezzi. Colpa di costi sempre più alti a partire da settembre, secondo il presidente nazionale di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti che ha introdotto il bilancio dell’annata agraria in Piemonte, segnata da aumenti in bolletta, guerra e una siccità ma consciuta negli ultimi ottant’anni.

La media della contrazione dei raccolti si calcola tra il 5% e il 30% in media per la gran parte delle aziende agricole e degli allevatori, a seconda del mercato di riferimento e di quelli che sono stati gli standard degli ultimi anni. Ma in alcune zone del Novarese il riso ha conosciuto fino al 100% di perdite.

Il 2022 sarà ricordato «per lo straordinario andamento climatico, caratterizzato da una perdurante assenza di piogge che ha sottoposto a un pesante stress e tutte le coltivazioni, causando una sensibile riduzione della produzione di mais, prative e foraggere» spiegano da Confagricoltura, che ha raccolto dati con il segno meno praticamente in tutte le province. «Una delle stagioni più buie degli ultimi ottant’anni a livello climatico» secondo Giansanti, per cui chi ha raccolto poco ha raccolto bene ma con prezzi in rialzo che «non hanno certo arricchito i produttori». Sono proprio loro a confermare di avere avuto «aumenti senza precedenti sui costi per l’energia» e questo si è riflesso, ad esempio, nella raccolta della frutta e dell’uva, nella convervazione, ma anche con effetti sulla produzione più in generale.

Per cui le contrazioni più impressionanti si sono avute sul kiwi, che ha pagato una stagione anche di malattie e la cui produzione è calata del 10%. Tra il doppio e il triplo se si guarda al peperone, per cui la raccolta è scesa fino ad un terzo per ettaro. E poi gli effetti del clima, che hanno ridotto il foraggio della stessa quota e fino al 35% per quelli che sono i pascoli montani, con conseguenze non secondarie anche sugli allevamenti di bovini. «Gli effetti del cambiamento climatico – ha spiegato Federico Spanna del Settore fitosanitario della Regione Piemonte – mai come quest’anno si sono manifestati sul territorio padano, ed in particolare su quello piemontese, con grande intensità e persistenza. Siccità estrema e temperature elevate sono i due elementi che hanno dominato uno scenario meteorologico che ha ben pochi riscontri nel passato e che non accenna a rientrare in parametri più ordinari neanche nella stagione autunnale». Ma il bilancio apre ad una prospettiva incerta per il futuro, secondo Confagricoltura «per quanto riguarda la tenuta dei prezzi agricoli e l’aumento dei costi energetici»

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