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Il Borghese

Cari lettori, vi voglio bene

La mia antivigilia di Pasqua è cominciata con un’attesa di due ore e un quarto davanti ad un supermercato. E dire che mi ero alzato di buon ora pensando di spicciare gli acquisti alla garibaldina. Non è andata così e sono convinto che il disagio sia stato generale. Coda e mugugni, con quello che discute per il numerino, la signora che barcolla sui tacchi e le mascherine che ti fanno sentire contagiato. Anche se non lo sei. Mai avrei immaginato una Pasqua così, mesta, preoccupata e blindata. Già perché questa festività così sentita per i suoi contenuti di fede, è sempre stata la prima vera vacanza anticipatrice dell’estate. Quest’anno non è così e non vale tentare di fare i furbi scappando verso la casa al mare o in montagna.

Le seconde case, come gli alberghi e le pensioni restano off limits. Dobbiamo restare a casa, tutti. Non c’è moneta, né titolo accademico o nobiliare che possa esimerci da questa regola, anche se sappiamo che la serrata sta distruggendo il turismo, la macchina dell’accoglienza, la buona tavola e il made in Italy. Siamo ammalati di Coronavirus anche se il termometro sotto l’ascella segna 36 e spiccioli. Dobbiamo farlo per noi, per i nostri parenti, per chi amiamo e anche per gli altri.

Stiamo a casa, mettiamoci ai fornelli, riscopriamo le delizie della nonna. Proviamoci oggi, così il pranzo di Pasqua andrà meglio dopo l’esperienza. Certo è dura, lo so bene, specie dopo la notizia che questa vacanza forzata durerà fino al 4 maggio. Tre settimane. Ma che sono in fondo se sapremo ubbidire alla consegna di difendere la nostra vita? Vi dico una cosa, cari lettori che non ho mai detto, forse per un po’ di timidezza: VI VOGLIO BENE. Buona Pasqua!

fossati@cronacaqui.it

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