penitenziaria
Il Borghese

Carceri, una realtà pronta a esplodere

Quattro suicidi in tre mesi, un detenuto salvato in extremis da un agente soltanto nel pomeriggio di ieri. Materassi incendiati, e celle devastate al Ferrante Aporti. Una notte di rivolta al Lorusso e Cutugno sedata con gli idranti. È la fotografia dell’emergenza carceri a Torino che si sovrappone a quella nazionale mettendo in luce un sistema che deve essere completamente riformato, a meno di non voler assistere ad una escalation di tensione e di violenze dalle conseguenze imprevedibili.

L’affollamento delle celle che ha raggiunto la percentuale record del 120 per cento rispetto a quella che dovrebbe essere la normale accoglienza e il numero dei suicidi (77 dall’inizio dell’anno) scrivono un’altra pagina nera per il nostro Paese che scivola giù nelle classifiche europee e si avvicina a quelle del Sudamerica.

Ad accendere i riflettori su questa che è ormai diventata una crisi strutturale nel sistema giustizia, non sono solo le proteste che si levano dagli istituti, compresi quelli che ospitano i minorenni, ma anche il comparto sindacale della polizia penitenziaria che conta i feriti a decine e ora chiede un confronto diretto con il guardasigilli. Le parole però non bastano più, servono rinforzi di personale e occorre pianificare una assistenza ai carcerati che tenga nel dovuto conto l’emerge za sanitaria che, dai tempi del Covid, ad oggi non è certo migliorata.

E poi servono spazi adeguati. E per ottenerli ci sono solo due strade, escludendo che il governo Meloni metta in campo un indulto o un’amnistia: costruire nuovi istituti e tagliare i tempi vergognosi della macchina della giustizia visto che il 29 per cento dei detenuti è in attesa di un processo. E vive dietro le sbarre senza che un giudice abbia accertato la sua colpevolezza.

beppe.fossati@cronacaqui.it

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