giovani carcere
Cronaca
Il 13% dei detenuti ha tra i 19 e i 24 anni

Carcere sovraffollato, aumentano i giovani: «Siamo preoccupati»

Spaccio di droga e furto i reati maggiormente perseguiti. La maggioranza sono stranieri di seconda generazione

Sempre più giovani finiscono nelle celle del Lorusso Cutugno di Torino. Al momento, i ragazzi tra i 19 e i 24 anni rappresentano il 13% del totale dei detenuti nella struttura. Anche la garante comunale delle persone private della libertà, Monica Gallo, non nasconde una certa preoccupazione nel constatare che si tratta di un fenomeno in aumento. «Parliamo di ragazzi nati tra il 1998 e il 2003» spiega, presentando il report annuale della Casa Circondariale che fa riferimento al 2021. «In 50 giorni circa abbiamo registrato 35 nuovi ingressi di giovani compresi in quella fascia d’età – precisa in un secondo momento Gallo -. Ne entra uno ogni due giorni,  più o meno». Lo stesso si può osservare tra le mura del carcere minorile di Torino, l’Istituto Penale Ferrante Aporti«Il fenomeno delle baby gang sta facendo aumentare il numero dei minori detenuti» spiega ancora la garante. «Il carcere sta diventando sempre di più il contenitore di una rabbia sociale, che andrebbe curata sul territorio». Tra i detenuti si trovano principalmente «giovani stranieri di seconda generazione» sottolineano ancora dalla Casa Circondariale. «Nonostante vivano con le famiglie, sembra che in qualche modo non siano riusciti ad avere completa integrazione» commenta Gallo. Spaccio e furto sono i reati ricorrenti imputati ai più giovani. «Un fenomeno preoccupante dal punto di vista della dipendenza è che si è passati dagli stupefacenti agli psico farmaci – specifica ancora la garante -. Si tratta di forme di astinenza più difficili da gestire all’interno degli istituti penitenziari».

SOVRAFFOLLAMENTO
Al disagio sociale dei più giovani, si aggiunge poi l’ormai cronica questione del sovraffollamento del Lorusso Cuturno. «Una città che ha un carcere pieno non è una città in buona salute» il monito contenuto nella relazione della garante, consegnata ieri al sindaco Stefano Lo Russo e all’assessore Gianna Pentenero. «Le nostre strutture non godono di buona salute – prosegue -. C’è un tasso di sovraffollamento alto, con 1.350-1.380 presenze a fronte di una capienza di 1.060». Per Gallo l’unica soluzione percorribile è quella di «diminuire il ricorso al carcere e superare l’idea della detenzione come unica effettiva risposta al reato».

L’OSPEDALETTO DEL CPR
Non è possibile poi trascurare le criticità legate a detenuti che presentano patologie psichiatriche. «I reparti di psichiatria oggi sono chiusi – chiarisce la Gallo -. Erano vecchi e degradati e sono in fase di ristrutturazione». Anche all’interno del Cpr (Centro permanente di rimpatrio) si è chiuso l’Ospedaletto, dopo il suicidio di Mousse Balde, giovane guineano morto lo scorso maggio. Al Cpr poi proseguono lentamente i rimpatri. «Hanno fatto rientro nel loro paese di origine 111 migranti su 630 detenuti, lo scorso anno». spiega Gallo. Si tratta di appena il 18%. «È il classico buco legislativo che non ci consente di andare avanti» chiosa la garante, anche se nel 2022 i rimpatri appaiono in lieve aumento.

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