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Cronaca
IVREA

Carcere, 45 indagati per tortura. Calunnie per coprire gli agenti

Continuano i pestaggi da parte degli agenti, a un detenuto spezzato un braccio

«Se denunci quel detenuto ti farò lavorare». «Se dici che il tuo compagno ha aggredito gli agenti ti farò riavere i permessi premio». Non solo le torture, i pestaggi e le vessazioni psichiche. Gli agenti di polizia penitenziaria indagati dalla procura di Ivrea sarebbero responsabili anche di calunnia e falso: per mascherare le responsabilità proprie e dei colleghi, avrebbero scritto verbali fasulli e indotto detenuti ad accusarne altri, per redigere relazioni false da mandare in procura.

Si fa sempre più cupo il clima dentro al carcere di Ivrea, dove 45 poliziotti sono indagati dalla procura guidata da Gabriella Viglione per avere picchiato e sottoposto a «violenze e minacce gravi» decine di detenuti, «agendo con crudeltà e cagionando acute sofferenze fisiche, ovvero verificabili traumi psichici». L’inchiesta è partita all’inizio del 2022, quando ha parlato una delle vittime, che ha rivelato: «Gli agenti mi facevano fare braccio di ferro con loro: mi hanno spezzato un arto». Mano a mano che l’indagine proseguiva, e nonostante fosse notizia di dominio pubblico che la procura generale di Torino avesse già indagato altri 25 poliziotti per torture, al penitenziario di Ivrea i reati sarebbero proseguiti. Una pioggia di segnalazioni continua ad inondare la procura, che ha ordinato 36 perquisizioni nelle case e negli uffici dei poliziotti indagati. Sono stati sequestrati atti, appunti, telefoni. I blitz -come le indagini – sono state eseguite dal personale del Nucleo investigativo centrale della polizia penitenziaria, con i carabinieri e la Guardia di Finanza di Torino. I reati contestati risalgono al periodo tra il 2015 e l’agosto del 2022. I 45 agenti indagati dalla procura di Ivrea – che si sommano agli altri 25 indagati da parte della procura generale di Torino per fatti di reato precedenti -continuano, per la maggior parte, a lavorare nel «carcere delle torture». Oltre a queste ultime, i poliziotti sono accusati anche di falso, perché, «in concorso tra loro» avevano dichiarato che i detenuti sentiti come testimoni sui presunti reati commessi dai loro colleghi si «erano presentati spontaneamente al comandante o al capo matricola per essere assunti a verbale». Ma, ribadisce la procura nei decreti di perquisizione, «non è vero, essendo costoro stati chiamati su precisa richiesta dei responsabili, ed invitati a fornire una versione dei fatti edulcorata ed in tutti i casi coincidente». Il falso è contestato «con l’aggravante di avere commesso il fatto al fine di conseguire l’impunità di altro reato, in capo a sé ovvero ad altri colleghi della polizia penitenziaria». I quattro agenti accusati anche di calunnia avrebbero falsamente incolpato un detenuto di avere minacciato agenti della penitenziaria, educatori e persino un magistrato, scrivendo una notizia di reato falsa, datata 27 settembre 2021, e mandandola in procura per depistare le indagini. In questo contesto alcuni detenuti sarebbero stati “costretti” dai poliziotti ad incolpare compagni e a rendere false dichiarazioni, dietro a promesse di lavori e permessi premio. In questo clima di omertà e altissimo rischio che le prove e «le cose da ricercare vadano disperse o vengano occultate», la procura ha ordinato le oltre trenta perquisizioni che sono proseguite per tutta la notte.

Tra i 45 indagati per le presunte violenze – che avvenivano nella cosiddetta cella liscia e nell’acquario, dove i carcerati venivano lasciati in isolamento per giorni, oltre agli agenti ci sono anche medici, funzionari giuridico pedagogici e direttori pro tempore del carcere di Ivrea.

«Rispetto alle torture i 12 indagati che assisto sono fiduciosi che non ci sarà alcun riscontro rispetto all’impianto accusatorio e negano ogni addebito», dichiara l’avvocato difensore Celere Spaziante.

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