Carabinieri in divisa allo stadio per vedere la Juve senza pagare il biglietto: processati e assolti
Cronaca
I fatti risalgono al 2013

Carabinieri in divisa a vedere (gratis) la Juve: processati e assolti

Imputati per truffa, due marescialli, entrambi comandanti di stazione, sono stati scagionati “perché il fatto non sussiste”. In primo grado erano stati condannati a quattro mesi

Assolti dalla Corte d’appello “perché il fatto non sussiste“. Si è chiuso così, a Torino, un processo che vedeva due marescialli dei carabinieri imputati di truffa per essere andati a vedere in divisa una partita della Juventus per non pagare il biglietto. In primo grado i militari erano stati condannati a quattro mesi. La società bianconera si era anche costituita parte civile.

L’EPISODIO AVVENNE NEL 2013
L’episodio avvenne nel 2013 in occasione – come si legge nelle carte processuali – di una partita Juventus-Chievo. I marescialli, difesi dagli avvocati Antonio Foti e Giacomo Frazzitta, all’epoca comandavano le stazioni di Volpiano (Torino) e Favignana (Trapani). Quel giorno non erano in servizio. Gli accertamenti a loro carico cominciarono perché i colleghi presenti allo stadio alla fine della partita “si meravigliarono” – e’ scritto nella la sentenza di primo grado – nel vedere un’auto con i colori dell’Arma allontanarsi dalla zona mentre l’ordine era di convergere verso il settore ospiti.

I LEGALI: “E’ PRASSI ALLO STADIO”
“L’ingresso gratuito negli stadi da parte delle forze dell’ordine in divisa è un fenomeno diffuso a tutte le latitudini e da così tanto tempo che è da escludere la sussistenza del reato di truffa”. E’ quanto ha sostenuto l’avvocato difensore Foti. La Corte, così come richiesto dalle difese, ha assolto i due militari “perché il fatto non sussiste”. Il legale ha fatto presente che il fenomeno è radicato al punto che nel 1999 un deputato “parlò della necessità di predisporre un progetto di legge volto al riconoscimento del diritto delle forze dell’ordine di accedere agli stadi purché in divisa” in funzione di contrasto alle violenze degli ultras. Trattandosi di un’abitudine, secondo il legale, è impossibile che gli addetti al controllo degli ingressi siano stati ingannati dai carabinieri.

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