CAOS LEONARDO. Le accuse di Sgarbi: «I ritratti in mostra non sono originali»

Vittorio Sgarbi

Una patacca immonda, una bufala, vale non più di 2mila euro. Non esponetela a Torino, se la espongono ancora farò delle interrogazioni parlamentari». La «patacca immonda» contro cui si scaglia con la solita veemenza il critico d’arte Vittorio Sgarbi è la “Tavola lucana”, altrimenti detta “Tavola di Acerenza” o “Ritratto di Acerenza”. Scoperta dieci anni fa da Nicola Barbatelli, direttore del Museo delle Antiche Genti di Lucania di Vaglio Basilicata (Potenza), l’opera sarà al centro della mostra interattiva “Leonardo da Vinci – The Genius”, ospitata dal novembre prossimo e fino ad aprile 2020 al Mastio della Cittadella nell’ambito delle celebrazioni organizzate dal Comune di Torino per i 500 anni dalla morte del papà della Gioconda. La tavola, una tempera grassa su pioppo delle dimensioni di 60 per 44 centimetri raffigurante il presunto ritratto di Leonardo da Vinci, fu rinvenuta da Barbatelli nel 2008 a Salerno presso la collezione privata della famiglia Ruffo di Baranello, originaria di Acerenza.

«Nel dicembre del 2008 – ha spiegato Barbatelli in un’intervista – ero stato invitato a studiare dei dipinti del Seicento. Alla fine della visita mi fu posta la visione di questo quadro. Inizialmente credevo fosse una di quelle cose celebrative, magari dell’Ottocento, che riprendeva l’immagine di Leonardo, di cui esiste una redazione analoga nella Galleria degli Uffizi. Poi, a seguito di una pulitura, la mia impressione è stata smentita perché emerse sul retro della tavola una scritta al contrario, “Pinxit mea”. Questo ha portato la proprietà a trasferire questo quadro nelle mani delle università campane». La tavola è stata così analizzata, al fine di valutarne l’origine e l’età, a partire dalla datazione col carbonio 14, nei laboratori del Cnr dell’Università Federico II a Napoli e del Circe, che, secondo Barbatelli, ne avrebbero confermato l’autenticità.

La cosa curiosa è che le caratteristiche fisiche del volto di Leonardo da Vinci, come risultano dalla tavola lucana, differiscono molto da quelle del famoso “Autoritratto” di Leonardo conservato nel caveau della Biblioteca Reale di Torino e che sarà esposto alla Galleria Sabauda dal 15 aprile prossimo nella mostra “Leonardo da Vinci. Disegnare il futuro”. «L’Autoritratto di Torino – è ancora Sgarbi – è molto minuzioso, di buona qualità. Certo, non c’è la firma di Leonardo, non ci sono documenti probatori che attestino con assoluta certezza che sia opera sua. Se dovessi avere qualche dubbio sarebbe per il calligrafismo insistito. Se dovesse venire fuori che non è di Leonardo non mi stupirei». «Ma di quante opere famose – dice Paola Salvi, docente dell’Accademia di Brera, esperta di Leonardo da Vinci, nonché curatrice della rassegna “Disegnare il futuro”- non abbiamo le firme degli autori? Soprattutto nei disegni non ci sono quasi mai. Tra l’altro, in calce esiste un’iscrizione non coeva ma antica che recita: “Leonardus Vincius ritratto di lui stesso assai vechio”. Non è una firma ma costituisce un importante segnale. Non ci sono dubbi che l’autore dell’opera sia Leonardo. La “Tavola lucana”, invece, è, secondo me, una copia maldestra del dipinto degli Uffizi».

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