Canzoni elastiche

Bella ciao” è una canzone delle mondine. “Alla mattina appena alzate in risaia ci tocca andar…” Poi se ne appropriarono i partigiani, e dopo la guerra il Pci, che ne fece un inno internazionale alla libertà. Tanto che fu cantata anche in arabo dai palestinesi, e adesso dalle combattenti curde della guerra siriana. Nel frattempo era arrivata anche la versione verde: “do it now”, cantata nei fridays for future. Insomma piace, questa musichetta yddish registrata nel 1919 a New York da un fisarmonicista ucraino e diventata in Italia canzone di lavoro contro lo sfruttamento. Ci sono dentro tutti. Gli ebrei per la musica, i socialisti per la versione originale, i comunisti per il primo furto, i palestinesi per il secondo, i ragazzi di Greta per il terzo e i curdi per l’ultimo. Se i curdi ci avessero pensato prima, magari i compagni, nelle feste dell’Unità degli ultimi 50 anni, insieme al solito stand pro Palestina e anti Israele, ne avrebbero fatto uno anche per loro, che sono veramente un popolo senza stato. Adesso che anche Trump, dopo averli usati, li molla nelle grinfie di Erdogan, i curdi cantano “Bella ciao”, ma è tardi. Se non c’è da sputtanare Israele, la sinistra europea non batte ciglio. I compagni sono pro o contro gli ebrei col calendario in mano. Per quello che successe prima del 1945 in Europa sono pro: gli ebrei furono vittime innocenti del nazismo e del fascismo. Per quello che successe dopo il 1945 in Palestina, sono contro. Per i compagni gli israeliani (fanno ben attenzione a non chiamarli ebrei, gli ebrei sono gli altri, quelli della shoah) sono degli usurpatori. E i curdi? Si arrangino. Gli lasciano giusto usare “Bella ciao”. Tanto, era già roba rubata.

collino@cronacaqui.it

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