Canto dell’ottimista

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La mia vita? La fortuna, i lari, il karma – fate voi – hanno voluto che fosse un grande silos di buon vino di cui ogni giorno un angelo mi ha dato un bicchiere. Dentro il bicchiere, oltre al vino, c’erano le situazioni. Se ero preoccupato, incazzato, triste, ammalato, erano tutte gocce che rendevano il vino un po’ cattivo. Succede a tutti, e quando le gocce grame sono troppe c’è persino chi butta via il bicchiere con tutto il silos. Io per fortuna non ci ho mai neanche pensato. Il vino della vita, più o meno amaro, mi è sempre piaciuto, tanto che a un certo punto, vedendo il suo livello calare nel silos, ho iniziato a trovarlo ancor più buono. E questo nonostante le gocce amare si moltiplicassero. È successo perché ho capito quale miracolo fosse quel vino, e come si potesse ignorare l’amaro delle gocce concentrandosi sulla sua bontà. Con gli anni ho imparato anche ad evitare che le gocce amare ci cadessero dentro, o meglio a neutralizzarne l’amarezza mentre entravano nel bicchiere. Avevo capito che di gocce cattive ce n’è un mare, e che neanche gettandoci dentro il mio bicchiere, o tutto il mio silos avrei potuto dolcificarlo, cambiarlo. Guerre, dolore, cattiverie, prepotenze, ingiustizie, sconfitte, mali, acciacchi, perdite, paure cadono sempre nei miei ultimi bicchieri, ma mi basta guardare il livello del silos, sempre più basso, per trovare ugualmente buono il vino. Mangio, dormo, respiro, cammino, i miei cinque sensi più il cervello funzionano, l’amore si manifesta in mille modi intorno a me, la natura e i cieli sono sempre meravigliosi, quindi il vino è buono. L’ultimo sa un po’ di fondo, ma pazienza. Gli spread e le Grete non mi avranno.

collino@cronacaqui.it

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