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Cancella tua sorella

The New Yorker, il settimanale americano dei Black Lives Matter, si chiede come mai in Italia abbiamo così tanti monumenti fascisti. Sarebbe facile rispondere che è normale che un regime totalitario durato vent’anni abbia lasciato tracce di sé nell’arte, nella cultura, nella letteratura, nella topografia, nell’architettura e nei monumenti. Sarebbe facile, ma troppo ovvio. Loro non intendevano dire “perché ci sono”, ma “perché ci sono ancora”. Si chiedono perché non li abbiamo ancora abbattuti nel nome della “cancel culture”, quella pseudoideologia demenziale che vorrebbe eliminare tutte le tracce di epoche e personaggi politicamente scorretti in ogni campo, senza rendersi conto che portare davvero in fondo un tale progetto significherebbe radere al suolo intere città, bruciare biblioteche, distruggere pinacoteche, zittire musiche. Sono così ignoranti da non capire che persino il metodo usato dalla cancel culture, la “damnatio memoriae”, è un metodo inventato e messo in atto da quello stato razzista, violento, espansionista e tirannico che fu l’antica Roma, e come tale dovrebbe essere aborrito proprio da loro, per coerenza. Ma sono troppo ottusi, i cancellomani, per queste finezze logiche. Loro godono a rifare Otello con un bianco al posto del moro uxoricida. A rifare l’agente 007 di Fleming con un’agenta nera al suo posto, Lishana Lynk, che dichiara: “Sono contenta di essere riuscita a sfidare le narrazioni dominanti. Ci stiamo allontanando dalla mascolinità tossica”. Loro godono così. A presto Cenerentolo, Neropece e i sette giganti, le tre porcelline e il lupo buono, Pinocchia con il fatino turchese e il genitore 2 Geppetta. Vedo milioni di mestoli da comprare. Andé.

collino@cronacaqui.it

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